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Mauro Rostagno - Prove tecniche per un mondo migliore

Mauro Rostagno - Prove tecniche per un mondo migliore

Maggio 1988. Dagli schermi di RTC, emittente locale di Trapani, Mauro Rostagno denuncia i mandanti mafiosi dell’omicidio dell’ex sindaco di Castelvetrano, avvenuto qualche anno prima. Lo fa nonostante il processo sia ancora in corso e lo fa con un piglio ironico, riportando la paradossale versione difensiva degli imputati: avrebbero percorso centinaia di chilometri sotto il sole di Ferragosto per acquistare dei meloni da Mariano Agate, che però tutti sanno essere capomafia di Mazara del Vallo. Nello stesso momento, un gruppo di mafiosi si riunisce in un luogo non precisato. Tra loro Francesco Messina Denaro da Castelvetrano, Vincenzo Sinacori, da Mazara e un uomo dall’identità non definita, emissario di Totò Riina, da Palermo. Al gruppo evidentemente le trasmissioni di Rostagno danno fastidio e decidono quindi di prendere un drastico provvedimento al riguardo. Trento, 3 novembre 1966. Più di vent’anni prima, un giovane Mauro Rostagno viene svegliato dal suo coinquilino, Renato Curcio, che lo esorta a muoversi per raggiungere l’università. In facoltà infatti li aspettano per continuare l’occupazione da loro iniziata, la prima in Italia, realizzata stringendo l’edificio in un reticolo di filo spinato. Due giorni dopo però, l’occupazione viene annullata dagli stessi organizzatori: un’enorme alluvione ha colpito il centro-nord e gli studenti si mobilitano per aiutare la popolazione, Rostagno in primis…

Leader delle proteste studentesche nel ’68 italiano, fondatore e militante di “Lotta Continua”, appassionato di religioni orientali, fondatore e gestore di una comunità spirituale poi diventata centro per aiuto alle persone con tossicodipendenza, infine giornalista d’inchiesta che combatte per rivelare la verità sulla mafia siciliana e sugli strani intrecci tra Stato, massoneria e criminalità organizzata. Mauro Rostagno è stato tutto questo e molto altro in soli 46 anni, prima di essere ucciso in un attentato mafioso, vicino a Trapani, in quella regione che aveva scelto come sua casa, pur essendo lui di tutt’altre origini (nato e cresciuto a Torino). Un personaggio che ha vissuto mille vite diverse, anche contraddittorie tra loro, ma sempre con una visione particolare e un’attenzione a quella che riteneva essere la verità e la giustizia in quel momento della sua vita. Questo fumetto, recentemente ri-pubblicato da Beccogiallo (con prima uscita nel 2012) lo racconta, con uno stile grafico realistico, una ricostruzione attenta di ambienti e volti, l’uso di dialoghi chiari e didascalie che contestualizzano gli eventi storici, inserendo tante informazioni per favorire anche chi non conosce già la figura di Rostagno. Gli inserti finzionali sono minimi e tutti spiegati nel corposo apparato di articoli e post-fazioni, che include anche un testo della storica Benedetta Tobagi e un’intervista alla famiglia di Rostagno. Quello che emerge alla fine è il ritratto di un protagonista irregolare e difficilmente incasellabile, raccontato attraverso le sue scelte, le sue svolte e le sue contraddizioni, in un percorso che attraversa vent’anni cruciali della storia italiana.