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Me ne frego

Me ne frego

Nel 1914 al Teatro Politeama di Firenze, Benito Mussolini tiene una conferenza dal titolo: “Il valore storico del Socialismo”. Una conferenza in cui l’idea, il pensiero e la filosofia che guideranno l’azione di colui che diventerà il Duce di Italia sono già fortemente presenti nell’eloquenza del giovane giornalista de “l’Avanti!”. E così, proprio a Firenze e durante quella conferenza, l’ideologia socialista passa nelle parole di Mussolini da un sentimentalismo intellettuale a un pensiero di azione e di forza. Mobilitare. Trascinare. Comandare. È questo secondo l’oratore che il socialismo deve fare attraverso la forza dirompente, preponderante e trascinatrice delle classi operaie, le quali, lungi da quello che è stato l’immobilismo dei pensatori del socialismo del XIX secolo, devono “Agire!” e farlo attraverso la lotta di classe. Solo così la classe operaia potrà elevarsi materialmente e spiritualmente. E questo è l’unico socialismo riconosciuto e agognato da Mussolini. Un socialismo che attraverso le parole di propaganda prima e le azioni di forza dopo diventerà qualcosa di così profondamente diverso e deviato da diventare un unicum nella storia del Novecento…

Il saggio curato da David Bidussa è quasi sicuramente uno dei più originali mai apparsi nella produzione di genere degli ultimi decenni, basti pensare solo che l’autore segnato in copertina è proprio il Duce. Sono infatti sue le espressioni, i testi, i frammenti di discorsi, le citazioni delle conferenze e dei proclami che il lettore trova all’interno e lo stupore è pari all’interesse perché anche se di Mussolini si è sentito e studiato tanto c’è sempre qualcosa della sua personalità che continua a incuriosire, ma soprattutto, a far riflettere. In questo caso specifico è l’importanza, anzi il potere delle parole. Leggere questo saggio è come dare una risposta ai tanti interrogativi che i contemporanei che non hanno vissuto direttamente l’ascesa del Duce, né il suo ventennio di potere assoluto, si pongono da sempre: come è stato possibile subire una tale fascinazione pressoché acritica per un solo uomo? Leggendo questo saggio si scopre che la forza di un linguaggio preciso, mirato, a volte del tutto inventato ma capace di trascinare e soprattutto di arrivare praticamente a chiunque è stato proprio il segreto del successo di un dittatore che ha scritto e segnato in maniera indissolubile la storia e le sorti di una nazione, e quindi di un popolo. Leggere Me ne frego è illuminante per più di un motivo, perché fa comprendere quanto la potenza di determinate parole possa anche determinare un senso di appartenenza, forgiare forzatamente una identità, inculcare il bisogno del tutto artatamente indotto di una guida unica e assoluta a cui affidarsi e insieme dà a chi legge la possibilità di guardare con più attenzione e più da vicino la diapositiva di una società con bisogni, esigenze, timori e aspettative affatto differenti o lontane da quella attuale. E appurare quanto questo sia spaventoso e affascinante allo stesso tempo.