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Memorabilia

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Un countdown invisibile scandisce i minuti mentre il neon di un call center frigge sopra la testa di chi, per mestiere, vende algoritmi di compatibilità emotiva a sconosciuti disperati. Fuori, l’aria è satura di una vibrazione elettrica: dicono che il mondo stia per finire, ma la fine ha il sapore metallico delle “fake news” che rimbalzano sugli schermi e l’odore di una stanza chiusa dove si cerca un compagno per l’ultimo viaggio a base di mescalina. Non c’è tempo per le grandi manovre eroiche, solo per la frenesia di chi clicca compulsivamente su carrelli online per acquisti dell’ultimo secondo, come se un nuovo oggetto potesse arginare l’impatto con il nulla. Le chat lampeggiano senza sosta, piccoli fari azzurrini in un mare di teorie del complotto che fioriscono nei forum più oscuri, dove ogni verità ufficiale viene smontata da chi è certo che l’apocalisse sia solo l’ultima, grandiosa messinscena. Tra chi promette un’illuminazione spirituale lampo in quattro incontri e chi si rifugia nel cinismo di una battuta tagliente, le esistenze scorrono in parallelo, isolate ma connesse da un bisogno feroce di non restare soli nell’ombra. Ci si scambia messaggi che pesano come testamenti, si cercano sguardi attraverso il vetro di un ufficio o lo schermo di un cellulare, mentre la frequenza del disastro si fa sempre più vicina, trasformando la paura in una danza assurda e maledettamente umana. È un presente che scotta, un groviglio di fragilità che esplode proprio quando la luce del mondo inizia, lentamente, a sfarfallare…

Un countdown invisibile scandisce i minuti mentre il neon di un call center frigge sopra la testa di chi, per mestiere, vende algoritmi di compatibilità emotiva a sconosciuti disperati. Fuori, l’aria è satura di una vibrazione elettrica: dicono che il mondo stia per finire, ma la fine ha il sapore metallico delle “fake news” che rimbalzano sugli schermi e l’odore di una stanza chiusa dove si cerca un compagno per l’ultimo viaggio a base di mescalina. Non c’è tempo per le grandi manovre eroiche, solo per la frenesia di chi clicca compulsivamente su carrelli online per acquisti dell’ultimo secondo, come se un nuovo oggetto potesse arginare l’impatto con il nulla. Le chat lampeggiano senza sosta, piccoli fari azzurrini in un mare di teorie del complotto che fioriscono nei forum più oscuri, dove ogni verità ufficiale viene smontata da chi è certo che l’apocalisse sia solo l’ultima, grandiosa messinscena. Tra chi promette un’illuminazione spirituale lampo in quattro incontri e chi si rifugia nel cinismo di una battuta tagliente, le esistenze scorrono in parallelo, isolate ma connesse da un bisogno feroce di non restare soli nell’ombra. Ci si scambia messaggi che pesano come testamenti, si cercano sguardi attraverso il vetro di un ufficio o lo schermo di un cellulare, mentre la frequenza del disastro si fa sempre più vicina, trasformando la paura in una danza assurda e maledettamente umana. È un presente che scotta, un groviglio di fragilità che esplode proprio quando la luce del mondo inizia, lentamente, a sfarfallare…