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In memoriam

In memoriam

Inghilterra, 1914. Quest’anno Ellwood ha una splendida stanza, con una finestra che dà su una sporgenza del tetto. E ama starsene su quel tetto, a sparare ai passanti, fingendo di imbracciare un fucile. Gaunt, che invece ama quella posizione perché gli piace osservare i ragazzi che entrano ed escono dalla Fletcher Hall o i vari prefetti che oziano sul prato del cortile, non partecipa al gioco in cui ci si finge soldati. Tiene tra le mani una copia del Presuthian e ne sfoglia una pagina dopo l’altra fino ad arrivare ai vari “In Memoriam”. Conosce ben sette dei nove soldati uccisi, ma il necrologio che lo colpisce maggiormente – è anche il più lungo – riguarda Clarence Roseveare, il fratello maggiore di un ragazzo che appartiene alla sua cerchia di conoscenti. Ellwood, dopo aver sottolineato che Roseveare è davvero a pezzi per la morte del fratello, fa un tiro alla sigaretta che ha sottratto all’amico Gaunt, facendo attenzione a non sfiorargli la mano, e si chiede cosa ci potrebbe essere scritto nel suo “In Memoriam”, in caso lui diventasse un caduto di guerra. I due amici scherzano amaramente sul contenuto dell’eventuale memoria funebre, poi Ellwood confessa all’altro che, in caso di dipartita di quest’ultimo, gliela scriverebbe tutta in versi, così come ha fatto il poeta Tennyson all’amico Arthur Hallam. Ellwood si paragona spesso al poeta, mentre Gaunt all’amico più intimo di Tennyson, che trova piuttosto affascinante, anche se, sottolinea, considera singolare il fatto che Arthur Hallam sia passato a miglior vita a ventidue anni e Tennyson abbia trascorso i successivi diciassette a comporre poesie intrise di dolore. Ellwood sorride all’osservazione dell’amico e rientra in camera, invitando l’altro a seguirlo per ripararsi dal freddo. Gaunt prende un’ultima boccata di fumo, poi lascia cadere la sigaretta in un tubo di scolo. Quando si siede sul divano, l’amico, che era già sdraiato, raccoglie le ginocchia al petto per toglierle di mezzo. Il discorso scivola rapido sull’argomento che va per la maggiore in quelle settimane: la guerra. Gaunt dichiara, una volta ancora, di non avere alcuna intenzione di arruolarsi. Non è contro le guerre in generale, ma si oppone a questo conflitto. Trova che non abbia senso farsi sparare addosso, solo perché un arciduca austriaco è stato fatto fuori da un giovane serbo infuriato...

Romanzo d’esordio della sceneggiatrice americana Alice Winn, In memoriam è uno di quei debutti che lascia il segno. Vincitore del Waterstones Debut Fiction Prize 2023 e nominato romanzo dell’anno dalla stessa catena di librerie Waterstones, è un testo dall’impostazione classica, ma decisamente originale e davvero avvincente. Si intuisce ben presto che il titolo della storia è preso a prestito dai versi del poeta Alfred Tennyson: Gaunt, studente inglese ma di origine tedesca ha da sempre una sorta di amore reverenziale nei confronti dell’artista anglosassone e ricorda molto bene il momento in cui ha sentito quei versi per la prima volta, declamati, in un classico grigio pomeriggio inglese, dall’amico Ellwood. Tra le aule del college, tuttavia, non si parla solo di poesia, ma anche di guerra. I due amici sono attirati dai necrologi, che appaiono nella specifica sezione del giornale e che commemorano i soldati uccisi in guerra. Spesso si tratta di nomi a cui i due associano volti noti: studenti incrociati nei corridoi del college, ex-compagni di corso, amici. La guerra – si tratta ovviamente del primo conflitto mondiale – non accenna ad arrivare a un punto di svolta, ma diventa invece un punto di arrivo importante per alcuni dei giovani studenti, pronti a prenderne parte per allontanare da sé qualsiasi accusa di vigliaccheria o mancato senso di patriottismo. E la guerra arriva per uno dei due amici, che preferisce abbandonare l’oasi dorata del college e, forse, alcuni pensieri molesti che lo tormentano, per mettere a servizio della nazione la propria prestanza fisica. E l’amico lo aiuta a sopravvivere a una quotidianità molto dura, fatta di trincee e granate, con le sue lettere: sono istanti di tregua, in cui i due tornano a confrontarsi su temi rassicuranti, come le lezioni, gli amici, lo studio, la poesia e Tennyson. Gli scambi epistolari sono come un abbraccio per il giovane soldato, sono come il fiato caldo dell’amico che lo rassicura e lo rende consapevole di essere ancora vivo e di nutrire sentimenti che vanno al di là dell’odio. Sono l’ancora cui aggrapparsi per non soccombere, sono la certezza che l’amore è invincibile e neppure la guerra lo soffoca. Un resoconto dei primi anni del Novecento, con un’attenzione particolare e molto ben documentata per il periodo del primo conflitto mondiale, filtrato attraverso lo sguardo di due giovani che trovano conforto nella bellezza della poesia e nel sentimento di affetto che li lega.