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Memorie dal futuro

Memorie dal futuro

Sulle falde del monte Taburno, in un lontano futuro, vive una giovane comunità di donne e uomini. È l’Anno Zero in un pianeta ferito, corrotto da un passato in cui ogni male è riuscito a penetrare nel tessuto sociale. E poi c’è Lei, che ha doti extrasensoriali, di telepatia e precognizione. La sua voce si rivela attraverso le personalità dei ragazzi, soprattutto di Cisarò. Insieme con Sarolì, suo grande amore eterno, e Flora, destinataria di un amore successivo, Cisarò intraprende una spedizione, un viaggio di scoperta, alla ricerca di verità sul Passato Proibito. L’esperienza collettiva è segnata da tracce e rivelazioni, fra una dimensione semi-primitiva, e un futuro che, nonostante sia riconoscibile in luoghi come Napoli, la Valle Caudina e la zona vesuviana, è simbolico di una catastrofe che ha colpito il mondo intero. Qui si muovono i giovani protagonisti, in un percorso condiviso di resoconti storici che guidano alla presa di coscienza e di esplorazioni guidate da vocazioni e ideali. Innamoramenti, ricordi, visioni…

Dittature multimediali basate sull’edonismo, terrorismo islamico, tentacoli della globalizzazione, eventi atmosferici estremi, peste aviaria (ma anche AIDS, morbo della mucca pazza e infezioni da antrace), crisi delle relazioni familiari e sessuali. I mali del XXI secolo, trasposti su un indefinito piano spazio- temporale, rievocati, ci sono tutti. La trama di questo complicatissimo romanzo sembra voler rendere conto di ogni aberrazione sociale del mondo così come lo conosciamo per proporre una nuova regola di vita o, almeno, delle istruzioni per raggiungere una dimensione più concreta, vera. Fantapolitica? Sì, certamente, ma con un eccesso di simbologie e di metafisiche davvero disorientante. L’autrice, Silvana Campese, milita in un gruppo femminista (le “Nemesiache”) e ha già pubblicato romanzi e raccolte di racconti; in quest’opera dichiara di aver voluto sintetizzare l’esperienza del suo “transito, innanzitutto intellettuale, nel tempo e nello spazio”. Il risultato è, appunto, un labirinto fra diversi piani temporali vertiginosi che cominciano “nell’anno 0000”, personaggi che parlano o si manifestano attraverso altri, citazioni letterarie varie (dalla Bibbia a Calvino, passando per la Fallaci e per numerose categorie socio-antropologiche) e interpretazioni di cui prendere atto ma difficili da carpire. C’è la fantapolitica - certamente - e non manca l’avventura, così come i personaggi coerenti e capaci di destare curiosità. Resta, tuttavia, l’impressione di leggere qualcosa che potrebbe essere una lunghissima e articolata saga, ridotta però a uno spericolato percorso fin troppo metaforico che diluisce l’appetibile morale femminista promessa.