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Memorie della vita di Jeanne D’Arc

Memorie della vita di Jeanne D’Arc

Domrémy, piccolo villaggio della campagna francese destinato a farsi conoscere in tutto il mondo. In una delle poche case, abitate da contadini e allevatori, è nata Jeanne D’Arc. La bambina aveva capelli corvini e occhi profondi che sembravano scavare nell’animo di chi incontrava. Il villaggio ricorda soprattutto un episodio legato all’infanzia di Jeanne: quello del mendicante. Una sera, mentre erano tutti riuniti nella locanda tentando di dimenticare la fame con qualche risata, aveva fatto capolinea dalla porta un uomo logoro e smunto. Diceva di avere fame e di non mangiare da giorni. Sentite quelle parole, l’intero pubblico era insorto e acclamava a gran voce che le tasse e la guerra avevano lasciato anche loro a bocca asciutta: non c’era cibo da donare in quel villaggio, che ne cercasse un altro. le orecchie ed il cuore di Jeanne, tuttavia, non potevano sentire parole di tanto egoismo. La piccola sapeva che un po’ di zuppa era rimasta e aveva chiesto al padre di poterla donare al mendicante. Non lo conoscevano e poteva essere un criminale, ma il suo stomaco vuoto era innocente da ciò che le sue mani e il suo cuore potevano aver commesso. Questo aveva detto la bambina, ed era stato sufficiente. Una volta cresciuta, Jeanne non aveva perso la sua purezza. Gli amici, ragazzi e ragazze con i quali condivideva i pomeriggi al villaggio, la chiamavano ‘pulzella’ proprio per il suo nobile animo, in contrasto con una giovane così poco istruita. Anche loro potevano raccontare molte storie sul suo conto, ma una in particolare non sarebbe mai stata dimenticata. Lei era in cima alla collina delle Fate, seduta all’ombra del grande albero. ‘L’Istruito’, avendola vista lì seduta, aveva pensato di avvicinarsi per farlo uno scherzo. Eppure, a rimanere sbigottito era stato proprio lui: una luce avvolgeva l’amica e una figura alata le parlava. Jeanne non aveva paura, ascoltava e domandava se il momento era arrivato. Si, i tempi erano maturi. La guerra contro l’Inghilterra doveva finire e il Delfino di Francia doveva finalmente indossare la sua corona. Jeanne era pronta a compiere il suo destino…

Mark Twain è considerato uno dei padri della letteratura americana. Le avventure di Tom Sawyer e Le avventure di Huckleberry Finn sono senza alcun dubbio i suoi titoli più celebri, ma non molti sanno che gran parte della sua carriera l’ha dedicata proprio alla scrittura di Memorie della vita di Jeanne D’Arc, impiegando ben 12 anni alla sola raccolta di informazioni riguardo alla Pulzella. Lo scrittore, a tale scopo, aveva viaggiato dall’America alla Francia e all’Inghilterra, consultando gli archivi storici e le testimonianze rilasciate da chi la conosceva. Così era venuto a conoscenza di ciò che gli amici d’infanzia della ragazza, coloro che per primi l’avevano seguita in battaglia, raccontavano. La storia della santificazione e del successivo martirio di Jeanne diventano solo l’inevitabile conseguenza di una vita dedicata a chi amava. La storia di una giovane donna dietro l’eroina. Mark Twain aveva una versione da raccontare e, colorata con il suo inconfondibile umorismo, era destinata a diventare il fiore all’occhiello della sua produzione letteraria. Si potrebbe storcere il naso a pensarci: una pagina tanto nera del passato del mondo raccontata in modo umoristico e dal gergo colloquiale. Eppure, il genio risiede proprio qui. Coloro che circondavano Jeanne non erano certo istruiti e nemmeno lei poteva vantarsi di ciò. L’unico abitante del villaggio in grado di scrivere era proprio ‘L’istruito’, ed è lui a vestire i panni di narratore. Tra le pagine di Mark Twain sentiamo le voci di periferia, le dicerie dei villaggi, la superstizione e il fanatismo: tutto questo rende la storia reale. Se la promessa che gli scrittori fanno ai propri lettori è quella della concretezza, allora Twain l’ha mantenuta. Tanto è stato detto riguardo la sanguinosa Guerra dei cent’anni, ma ancora nulla era stato raccontato da chi davvero l’aveva vissuta. La lettura è ammaliante, avvincente e coinvolgente.