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Memorie di un baro

Memorie di un baro

È nato il 28 aprile 1882 a Tortisambert, nel nord della Francia, in Normandia. I suoi genitori hanno una drogheria e dodici bocche da sfamare, tra figli e nonni e zii vari. Un giorno, ruba otto soldi dalla cassa della drogheria e per punizione gli viene fatto saltare il pranzo. Quel giorno, il pranzo è a base di funghi, raccolti dallo zio sordomuto. I funghi sono velenosi: undici persone, tutta la famiglia tranne lui, quella sera muoiono. Quando rimane solo al mondo ha dodici anni, è il 1894. A nulla valgono i tentativi di cura del dottor Lavignac e del parroco. Verso le sette di sera, il dottore si accorge di quel sopravvissuto e gli chiede come mai non è morto. Lui gli spiega che non ha mangiato i funghi. In un lampo, tutto il paese viene a scoprire che il piccolo di famiglia è vivo solo perché ha rubato, perché è stato disonesto. Così, nella sua testa si forma un’idea di giustizia del tutto personale: gli altri, gli onesti, sono crepati, lui, disonesto, è rimasto in vita...

Memorie di un baro è l’unico romanzo di Sacha Guitry (all’anagrafe Alexandre-Pierre Georges Guitry) e probabilmente anche l’opera per la quale è più ricordato. Paradossale, dato che è stato autore di 120 commedie, apprezzate da critici come Léautaud, e regista di 30 film, che hanno influenzato anche gli autori della Novelle Vague, tra tutti Truffaut. Apparso per la prima volta a puntate nel 1934 nel settimanale “Marianne”, Memorie di un baro viene trasporto cinematograficamente dallo stesso Guitry l’anno successivo, col titolo Romanzo di un baro. Il protagonista, ritrovatosi solo al mondo in seguito a un suo comportamento disonesto, comincia a girovagare per la Francia fino a che non approda nel Principato di Monaco, dove diventa croupier al casinò e baro di professione. Caustico, ironico, a tratti spietato per la sua crudezza, Memorie di un baro è un romanzo che mette in scena una certa joie de vivre tutta francese e allo stesso tempo l’inesorabilità del destino e del caso. Entrambi sono qui rappresentati dal gioco d’azzardo, del quale lo stesso Guitry è stato appassionato. Non è difficile capire il perché della fortuna di Memorie di un baro: pur nella sua brevità – poco più di cento pagine –, sintetizza ed illustra con semplicità, attraverso il gioco d’azzardo, i più reconditi sentimenti e desideri umani.