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Memorie di un ginnasta quasi olimpico

Memorie di un ginnasta quasi olimpico

Da bambino, nonostante la guerra sia finita da un pezzo e il fermento degli anni Settanta spiri come un vento poderoso anche in quel della bella ed elegante Ferrara, a Carlo Ravaioli tocca una sequela di cucchiaiate di olio di fegato di merluzzo, rimedio tradizionale per chi abbia bisogno di un ricostituente soppiantato però già da tempo dal Betotal: un giorno la nonna, preoccupata, lo porta infatti dal medico, che, assonnato e distratto, chiede che lo spogli per poter cominciare la visita, comunque approfondita, e impassibile gli diagnostica una forma di rachitismo. Il bimbo, anzi, il burdel, per dirla in dialetto, che è la lingua con cui la nonna spiega tutto ai genitori, è troppo magro. Il corpo va rinforzato, e perché ciò avvenga le vitamine non bastano. Serve lo sport. È così che Carlo inizia la sua avventura, e del resto i primi amori non si scordano mai. Cosa però spinga un bambino di sei anni a frequentare, anziché un campo di pallone, una palestra dove si pratica la ginnastica artistica è una domanda che prevede una risposta articolata, benché, sostiene Ravaioli, in realtà agli occhi di un piccolo tutti gli sport abbiano pari dignità…

Le Olimpiadi moderne, che da quando sono state inventate dal barone Pierre de Coubertin a partire dal 1896 si sono svolte, ad eccezione dei periodi bellici e di questo 2020, in cui l’emergenza dovuta al coronavirus ha costretto al posticipo di dodici mesi, ogni quattro anni, e hanno dato origine, sempre sul calco di quelle antiche greche, anche a quelle invernali, sono per molti sportivi l’occasione di tutta la vita. Soprattutto per quello che riguarda le discipline cosiddette minori, ovvero quelle che sono alla ribalta delle cronache solo quando portano medaglie, ma per il resto sono pressoché dimenticate, relegate nelle ultime pagine anche dei quotidiani di settore: di soldi ne girano pochi, niente a che vedere col calcio, che però, invece, all’ombra del braciere acceso dal sacro fuoco di Olimpia non ha mai regalato soddisfazioni al tricolore. La ginnastica artistica, invece, sì: prima ancora di Cassina e Chechi ci sono stati tanti altri campioni. Qualcuno è arrivato a vedere da vicino la bandiera a cinque cerchi e a salire sul podio, altri, la maggioranza, quasi. Un esempio è Carlo Ravaioli, uno dei tre figli dell’ingegner Iano, scomparso nel 2017, nazionale anche lui, negli anni Cinquanta, insieme ai suoi compagni della società forlivese Forti e Liberi, di ginnastica artistica maschile: qui racconta senza retorica la sua vita e la sua storia, fatta di speranze, sogni, delusioni, valori, sacrificio, insegnamenti, fatica, drammi, vittorie e sconfitte, con garbo, ironia, passione, emozione ed eleganza, tra anelli, pedane, volteggi, sbarre e cavalli con maniglie.