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Memorie di un rettile

Memorie di un rettile

Ibsen, tredici anni, scompare nel 2017 mentre si trova in un centro commerciale di una piccola e tranquilla cittadina norvegese dopo una litigata con la madre; quest’ultima, Mariam, ha una sorta di crisi psicologica e non va subito in cerca della figlia, bensì in qualche modo prende le distanze dal problema girovagando per ore in macchina e in traghetto. Il suo singolare comportamento pone sull’avviso – oltre che, in parte, suo marito – soprattutto la polizia, che nelle indagini non esclude alcuna pista (pedofilia, rapimento, vendetta personale, omicidio), in un mistero che coinvolge un manipolo di personaggi complessi ed i loro reciproci rapporti: per provare a chiarirlo occorre indagare su eventi di quattordici anni prima, nel passato di Mariam; con tale passato ella ha a tal punto voluto tagliare drasticamente i ponti da aver cambiato, di punto in bianco, nome di battesimo (quello vero era Liv), taglio di capelli, città di residenza, professione e stile di vita. Nel 2003 oziava tra un po’ di studio universitario, feste a base di alcool, metal e droga, conoscenti svitati e tossici quando non ladri o rapinatori; ora è la moglie ricca di uno stimato funzionario governativo. A fare in qualche modo da collante a tutto l’insieme, ossia sia a Liv/Mariam e alla sua psiche morbosa – disturbata soprattutto da violenze subìte in tenera età dal fratello – sia ai personaggi ambigui e squallidi quanto non prettamente criminali e pericolosi che ella incontra, c’è l’attrazione della protagonista per un rettile, quasi un simbolo dei suoi desideri inespressi, talvolta indicibili, e della propria ricerca di sé: attrazione che rimarrà molto forte e suggestiva sino alla piena età adulta e dunque sino allo snodo cruciale, quasi apocalittico degli eventi…

Se si eccettuano un paio di scene davvero “forti”, forse non essenziali per il racconto e senz’altro non congeniali a tutti i palati, persino tra i lettori incalliti di thriller, si tratta indubbiamente di uno dei migliori thriller degli ultimi due anni per ricchezza del plot, per 2 numero e complessità di protagonisti, per consumata abilità di scrittura, dimostrata dalla felicità di ritmo e di suspence. Tutto ciò viene ottenuto nonostante la coraggiosa e difficile scelta dell’autrice – che però, come detto, ripaga pienamente nei risultati - di scrivere ogni volta in prima persona non riferendosi però alla sola protagonista, bensì “ruotando” i personaggi che ci fanno conoscere in via diretta i propri pensieri e azioni, in modo così completo che tra loro viene incluso anche il pitone moluro adorato da Liv. Romanzo molto valido, pur se complesso e senz’altro disturbante, che ha necessitato di molto impegno da parte dell’autrice e senz’altro ha bisogno di un certo impegno anche da parte del lettore, soprattutto nella prima metà del libro, non velocissima e nel contempo assai complessa e talvolta scioccante. La seconda metà letteralmente non consente di staccarsi mai dal romanzo, che inaugura assai positivamente la carriera di Silje O. Ulstein, incredibilmente al suo esordio.