Salta al contenuto principale

Memorie di un viaggiatore spaziale

Memorie di un viaggiatore spaziale

Nel corso del settimo viaggio, dalle parti di Betelgeuza, un frammento delle dimensioni di un fagiolo aveva perforato la corazza del razzo, fracassato il regolatore di spinta e parte dei timoni. Il velivolo era diventato così ingovernabile. I tentativi di ripararlo non avevano dato alcun risultato, anzi: gli sforzi avevano avuto come esito solo la perdita di una chiave avvitatrice nello spazio cosmico. Rientrato nel razzo, Ijon Tichy aveva consumato un pasto frugale, lavato i piatti, gettato fuori bordo un pezzo di filetto conservato per la domenica andato a male per il surriscaldamento della pila atomica, finendo con lo scoprire che il lancio era stato poco efficace e che il filetto continuava a orbitare attorno al razzo. Si era messo a letto, ma era stato svegliato da qualcuno che gli aveva toccato la spalla. Strano: Tichy era certo di essere l’unico viaggiatore a bordo del velivolo. E in più il suo ospite aveva due nei sulla guancia sinistra, esattamente come i suoi… Tichy era stato nominato delegato della Terra nell’Organizzazione dei Pianeti Uniti. Il compito non era affatto semplice: doveva presentare la candidatura del pianeta alla Riunione Planetaria perché l’umanità venisse accolta come membro a pieno diritto della Federazione Astrale. In realtà la missione si era rivelata sin da subito piuttosto complessa: prima aveva scambiato il capo delegazione di Tarrakania, il polpitore Voretex, sostenitore della candidatura della Terra, per un distributore a gettoni di acqua di seltz; poi, accortosi dell’equivoco grazie alla pasticca informatico-traduttrice, aveva dovuto rivelare al suo interlocutore che il primo uso effettuato dagli uomini dell’energia nucleare era stato la distruzione della città di Hiroshima, nel 1945, con una bomba atomica… Nel corso del tredicesimo viaggio Ijon Tichy si era messo sulle tracce del saggio Maestro Oh, che tutti definivano Benefattore del Cosmo perché aveva trascorso l’intera esistenza “allo scopo di rendere felici le varie tribù galattiche”. Per questo aveva deciso di far rotta su Transpectron, considerato il pianeta natale del Maestro… Tichy era convinto di aver realizzato la più grande opera della sua vita nel corso del suo diciottesimo viaggio. Scopo della missione era la creazione dell’Universo. Purtroppo, dopo quella missione, era divenuto anche responsabile di ogni errore di costruzione dell’Universo, di ogni difformità della natura umana… La rotta spaziale che collegava i pianeti Mutria e Latride nella costellazione della Grande Orsa non aveva buona fama tra i viaggiatori spaziali. Il percorso costeggiava Tairia, un globo inospitale circondato da ammassi di macigni. Circolavano strani racconti tra i piloti: creature spaventose che si nascondevano tra i detriti rocciosi intorno a Tairia, pronte a ghermire gli incauti astronauti impegnati in attività extraveicolari con i loro lunghi tentacoli e a trascinarli nelle loro misteriose tane… L’improvviso arrivo dello sconosciuto - un tipo dai capelli rossi, strabico, con un occhio verde, l’altro castano - aveva interrotto Ijon Tichy mentre redigeva il suo diario. Il volto di quell’uomo sembrava esprimere inoltre due personalità: una dominante, furba, cinica, arrogante, una paurosa e nevrotica. Si era presentato come Decantor, e gli aveva rivelato di avere 58 anni, quarantotto dei quali trascorsi a mettere a punto una complessa tecnologia - per cui sperava di ottenere da Tichy una sovvenzione - in grado di garantire, a chiunque fosse stato in grado di sostenerne il costo, un’anima immortale… Le due aziende Nuddlegg e Snodgrass avevano iniziato a combattere una battaglia commerciale senza esclusione di colpi. Nuddlegg aveva introdotto sul mercato lavatrici automatiche in grado di dividere da sole indumenti bianchi e indumenti colorati, e di lavare, strizzare, stirare, rammendare, orlare gli indumenti, ricamarci sopra elegantemente il monogramma del proprietario, trapuntare sugli asciugamani frasi edificanti (“a chi si alza presto la mattina il robot lava anche la cucina”). Snodgrass aveva reagito uscendo con un modello di lavatrici che ricamava sulla biancheria quartine adeguate al livello culturale e alle esigenze estetiche dell’acquirente. Nuddlegg a quel punto aveva risposto con un prodotto che ricamava sonetti. Snodgrass aveva sfornato un modello in grado di conversare con i membri della famiglia… L’intervento del dottor Diagoras al XVIII Congresso Internazionale di Cibernetica non era certo passato sotto silenzio: aveva insultato le autorità in sala, e, quando gli era stata tolta la parola, aveva fracassato il microfono con il bastone. Ijon Tichy si era messo sulle sue tracce. Diagoras, venuto a conoscenza della cosa, gli aveva scritto una lettera in cui lo aveva invitato presso la sua dimora a Creta, a breve distanza dal luogo ove si diceva fosse vissuto il Minotauro… Aveva deciso di incidere le parole su tavolette di argilla, davanti alla grotta, come facevano i Babilonesi. Erano passate alcune settimane dalla fine del mondo, ma Ijon Tichy aveva perso la cognizione del tempo, da quando il gorilla era riuscito a scacciare lui e il professor Donda dal bunker in cui si erano rifugiati e aveva loro sottratto il calendario su cui segnavano gli eventi più importanti. Tutto era iniziato con la nomina di Tichy come plenipotenziario della FAO per l’Africa. Il suo primo incarico era stato presenziare all’inaugurazione di una fabbrica destinata a inscatolare noci di cocco installata nella Repubblica di Lamblia. Qualcosa era andato storto. L’ingegnere Armand de Beurre, che lo accompagnava come rappresentante dell’UNESCO, aveva scambiato uno sciacallo che si aggirava nei pressi dell’ambasciata francese per un bracco, e lo aveva accarezzato. L’animale lo aveva morso, e in capo a tre giorni de Beurre era morto. Il generale Mahabutu, ministro della Guerra, aveva organizzato un cocktail in onore del defunto. Era stato nel corso di quell’evento che si era sviluppato l’equivoco. Tichy aveva risposto ad una precisa domanda posta dal colonnello Bamatahu - direttore del dipartimento per i problemi europei - dicendo che i defunti di alto rango vengono normalmente posti in bare sigillate; i Lambliani avevano quindi ipotizzato di poter usare le attrezzature della fabbrica di scatole di noci di cocco per risolvere in modo creativo il problema. Nel volo Air France che riportava in patria il povero de Beurre, le spoglie erano contenute in novantasei scatolette marcate con scritte reclamizzanti noci di cocco in una cassa. A seguito del fraintendimento, i Lambliani avevano identificato in Tichy il responsabile di quanto avvenuto. Un plotone di esecuzione era stato predisposto nel retro dell’Hilton hotel ove Tichy soggiornava. Era stato in quel frangente che il professor Donda - che, per la verità, si portava dietro una fama di imbroglione -, era intervenuto a salvarlo…

Primo testo dedicato da Stanisław Lem - padre nobile della fantascienza filosofica, autore di quel romanzo capolavoro che è Solaris - alle avventure di Ijon Tichy, viaggiatore spaziale, “esploratore di stelle, capitano di un lontano equipaggio galattico, cacciatore di meteore e di comete, infaticabile studioso e scopritore di ottantatremila globi, dottore honoris causa delle Università delle Due Orse, membro della Società per la Tutela dei Piccoli Pianeti e di molte altre società, cavaliere degli ordini lattei e nebulosi”. Lem, classe 1921, nasce a Leopoli; studia Medicina, interrompe gli studi durante l’occupazione nazista per unirsi alla Resistenza, li riprende a Cracovia dopo la guerra ma non si laurea per evitare la carriera di medico militare; lavora come assistente ricercatore all’Università Jagellonica di Cracovia, ove, abbandonata la medicina, si occupa di cibernetica. I racconti dedicati a Ijon Tichy appaiono per la prima volta sotto forma di raccolta nel 1957, vengono sottoposti a revisioni successive dall’autore nel corso degli anni, andando a costituire l’inizio di un ciclo narrativo che lo scrittore svilupperà per tutto il corso della sua vita. Presentata scherzosamente come un condensato di un’opera originale “in ottantasette tomi”, il testo si caratterizza sin dalle prime pagine per il tono ironico e l’intento satirico (esplicito il rimando a I viaggi di Gulliver, di Jonathan Swift), che assume sfumature nere quando le riflessioni dello scrittore toccano la natura oscura dell’umanità, che sviluppa il volo interplanetario da una parte, e rade al suolo con un’arma atomica una città come Hiroshima dall’altro (Ottavo viaggio, in cui è facile scorgere nell’OPU, l’Organizzazione dei Pianeti Uniti, la caricatura dell’ONU, e in cui Lem avanza una curiosa teoria sulla genesi della vita sul nostro pianeta). Pur all’interno di una cornice umoristica, si ritrovano i temi della fantascienza classica: missioni spaziali, loop e paradossi temporali, clonazione, viaggi nel tempo, confronti con alter-ego provenienti da altre epoche, cervelli elettronici che acquisiscono coscienza, intelligenze artificiali, realtà virtuali; declinati secondo la cifra stilistica dello scrittore, rappresentata da una naturale mescolanza di rimandi filosofici e da una profonda conoscenza della scienza, che donano spessore e impreziosiscono le trame dei racconti. Una cifra stilistica che può emergere in termini scherzosi, come nella cronaca del venticinquesimo viaggio, in cui fazioni diverse di pensatori - neokantiani, tomisti, “holisti-pluralisti-behaviouristi-fiscalisti” - si scontrano sulla natura di una specie extraterrestre di patata selvatica caratterizzata da un comportamento particolarmente aggressivo; divenire più riflessiva, come nel racconto dell’incontro con Decantor, in cui l’autore imbastisce un’elegante dissertazione sul dilemma dell’immortalità dell’anima; o assumere i tratti della anticipazione scientifica: la teoria dell’Universo come anomalia quantistica su cui si regge la trama del racconto del diciottesimo viaggio - pubblicato nel 1971 - sembra anticipare la teoria avanzata da Edward Tryon e pubblicata su “Nature” nel 1973 (Is the Universe a Vacuum Fluctuation? ovvero, L’Universo è una fluttuazione del vuoto?), ancora oggi considerata punto di partenza per diverse ipotesi cosmogoniche d’avanguardia. Non mancano i riferimenti religiosi e storici: vale come esempio il modo del tutto peculiare in cui il Maestro Oh, nel tredicesimo viaggio, risolve il conflitto su un pianeta lontano tra l’istituzione religiosa propugnatrice della teoria geocentrica e l’astronomo che afferma la teoria eliocentrica, con ovvio rimando alla vicenda della abiura di Galileo, o la riscrittura dell’intera storia dell’umanità che caratterizza il ventesimo viaggio. La tragedia delle lavatrici e Salviamo il cosmo sono piccole gemme di critica feroce alla società consumistica: al di là del generoso ricorso alle iperboli, il primo anticipa di decenni il tema dell’utilizzo e dell’abuso, anche a scopi criminosi, delle intelligenze artificiali, il secondo, sotteso da una traccia ecologista piuttosto evidente, quello dell’overtourism. Chiude la sequenza Il professor A. Donda, novella caotica, pirotecnica, apocalittica, dedicata al “profeta dell’Assoluto Cibernetico”, l’accademico titolare della cattedra di svarnetica - la scienza basata sulla “verifica stocastica delle regole automatizzate per gettare il malocchio” - ideatore di una teoria del Big Bang (e di un’ipotesi di evoluzione e fine della civiltà) tanto folle quanto audace. Caratterizzata da una scrittura che spesso diventa debordante, prolissa - in alcune trame Lem sembra davvero farsi prendere troppo la mano per assecondare i voli della sua sconfinata fantasia - e pur con qualche inevitabile calo, la raccolta strapperà più di un sorriso e parecchie riflessioni agli estimatori dello scrittore originario di Leopoli. Più che ad una lettura vorace, il libro si presta a una degustazione a piccole dosi. In questo senso il lettore è favorito dalla costruzione autoconclusiva dei racconti. Memorie di un viaggiatore spaziale troverà la sua naturale collocazione nella sezione della libreria dedicata alla fantascienza accanto alla Guida galattica per gli autostoppisti, di Douglas Adams.