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Mente oscura

Mente oscura

È un tremendo risveglio quello di Max: solo in mezzo al bianco, fermo. Non riconosce nulla intorno a lui, poi piano piano i rumori e gli odori che sente gli dicono qualcosa, sono quelli di un ospedale, ma perché diavolo è in ospedale? Non lo sa. Per quanto si sforzi non gli viene in mente niente, non un volto conosciuto, non un luogo, qualcosa che potrebbe aver fatto, niente. Solo una frase che non significa assolutamente nulla per lui: “L’estate, la più crudele delle stagioni”. Cerca di concentrarsi e di mantenere la calma, se riesce a tranquillizzarsi tutto gli tornerà in mente si dice, ne è certo. Ma ogni sforzo per recuperare la tranquillità che gli sembra l’unico modo per capirci qualcosa, non fa altro che precipitarlo sempre di più nell’angoscia. Niente, il vuoto assoluto su tutto. Su cosa sia accaduto, sul perché sia lì, ma soprattutto su chi diavolo sia. Riesce in qualche modo a premere il pulsante per chiamare un’infermiera e quando questa arriva, sorridente e rassicurante, lui comincia a fare domande. La donna gli conferma che è in ospedale, lui allora le chiede uno specchio e quello che vede non lo rassicura: è completamente bendato. Ha avuto un incidente d’auto, prosegue l’infermiera, ma adesso chiama il medico e lui gli spiegherà tutto. Pochi minuti ed entra anche il dottore, anche lui sorridente, cosa che lo infastidisce. Il medico lo informa che ha avuto un incidente e adesso che finalmente si è svegliato dal coma, avviseranno la sua fidanzata. Max Martini non sa di avere una fidanzata e quando il giorno successivo la donna – gran bella donna, fra l’altro – si presenta in ospedale, lui non ha idea di chi sia. Scopre dalle parole di Betty che stanno per sposarsi e lui oltre ad una ex moglie ha anche una figlia…

Uno stand-alone in cui Porazzi – autore a mio parere decisamente troppo sottovalutato dal grande pubblico – sviluppa un intrigo micidiale. Durante la lettura ho più volte ipotizzato la “soluzione”, salvo poi accorgermi che quella strada l’avevo già percorsa e il ragionamento doveva ripartire da capo. Una narrazione fluida che trascina il lettore facendogli credere di aver capito tutto, salvo ricredersi alla pagina successiva, all’ennesima svolta nel plot. Una trama quasi hitchcockiana, personaggi che potrebbero essere tutto e il contrario di tutto a seconda di quale punto di vista decida di mostrarci l’autore. Niente serial killer né poliziotti infallibili, d’altra parte non c’è neanche un reato su cui indagare per gran parte del romanzo e quando poi un crimine potrebbe esserci, il poliziotto “coinvolto” ha davvero poco su cui indagare perché nonostante tutte le ipotesi, anche criminali, il thriller lo vive e lo fa il protagonista, un uomo che vuole ritrovare il sé stesso che non ricorda di essere stato, una ricerca quasi spasmodica di qualunque indizio che gli possa dare memoria e identità. Un continuo scavare fra le sue stesse cose, agende cassetti vestiti, la sua stessa casa che non riconosce, che lo porta a non sapere a chi credere. Max Martini non sa più con chi ha a che fare, non ha idea di chi fidarsi, ogni persona che incontra gli parla di lui in maniera diversa, ognuno sembra aver avuto nella sua esistenza un ruolo pubblico e uno privato. Un padre distratto per quanto sicuramente interessato al benessere della figlia, un marito traditore o un fidanzato fedele o a sua volta tradito. Il consiglio è lasciare la guida all'autore e farsi allegramente (oddio, mica tanto…), trascinare fino all'ultima pagina per gustarsi l‘inaspettato colpo di scena finale.