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Meravigliosa

meravigliosa

Boston, Massachusetts. Febbraio 1816. Emma non è per nulla entusiasta della decisione presa da suo padre. Anche se non è affatto vero, lei obietta che non vuole deludere Stephen Ramsay, l’uomo che ha intenzione di chiedere la sua mano, e che non vuole allontanarsi dai suoi amici e dalla sua casa. Ma John Dunster sa che sono soltanto scuse, che di quel suo giovane amico a sua figlia non importa un bel niente e che quello a cui Emma veramente non vuole rinunciare è occuparsi della loro azienda, la Dunster Trasporti. Non è ancora riuscito a convincerla che, nonostante le sue brillanti capacità, i clienti sarebbero riluttanti a fare affari con una donna e quindi Emma non potrà mai occuparsene davvero, nemmeno in futuro. La decisione è presa, il mattino dopo Emma deve imbarcarsi per Londra e trascorrere un anno a casa degli zii Henry e Caroline Blydon, che le vogliono bene come ad una figlia, e con i suoi adorati cugini Belle e Ned, una compagnia che decisamente lei ritiene preferibile a quella dei suoi amici di Boston. La ragazza ama suo padre e lo rispetta e, anche se non è per nulla convinta di poter rinunciare al suo sogno di essere un giorno a capo dell’azienda, accetta di assecondare quel suo desiderio che lei trascorra la Stagione in Inghilterra, come ogni giovane nobildonna che si rispetti. Ad Emma, tuttavia, le rigide convenzioni londinesi stanno strette. Londra, aprile 1816. Zia Caroline ha deciso di organizzare per quella sera il debutto londinese di sua nipote e la ragazza è esasperata dai preparativi; decide quindi di rifugiarsi con sua cugina Belle nelle cucine, indossando umili abiti da cameriera così da poter dare una mano alla cuoca indaffarata con la cena e distrarsi. Ad Emma non sembra vero di approfittare dell’incresciosa circostanza che ha messo in agitazione la brava donna: qualcuno si è dimenticato di procurare le indispensabili uova. Ci andrà lei a comprarle, vestita con quegli abiti non avrà alcun problema. La verità è che la ragazza non vede l’ora di andarsene in giro da sola per Londra e sa che una occasione del genere non le capiterà mai più. Lei è minuta, ha bellissimi e luminosi occhi viola e dei meravigliosi capelli rossi; non passa, insomma, inosservata. Le strade di Londra, poi, non sono così tranquille e infatti, dopo aver comprato le uova, la ragazza assiste a quello che sarebbe potuto essere un bruttissimo incidente, un ragazzino di cinque anni che, rincorrendo il suo cucciolo spaventato da un gatto, sta per essere travolto da un calesse. Emma non ci pensa nemmeno un attimo e spicca un balzo per trascinare via il ragazzino. Poi il buio. Quando si risveglia, si ritrova nella carrozza nobiliare che aveva visto accanto al bambino qualche minuto prima dell’incidente, a fissare gli occhi più incredibilmente verdi che abbia mai visto, chini sul suo viso…

Uscito con il titolo originale Splendid, che ha dato poi il nome alla trilogia, questo è il primo di tre volumi pubblicati tra il 1995 e il 1996 da Julia Quinn, pseudonimo di Julie Pottinger, laureata in Storia dell’arte ad Harvard, autrice di vari romanzi perlopiù regency, arrivata al grande pubblico grazie alla serie di successo Bridgerton, che nella versione per la tv trasmessa su Netflix ha avuto, e continua ad avere, risultati clamorosi. Nella nota che precede Meravigliosa, l’autrice racconta alla sua lettrice che questo è il suo libro d’esordio e di come l’estate successiva alla laurea, dopo aver letto tutti i romanzi rosa possibili, si sia ritrovata a fantasticare sul treno che la portava ogni giorno da Cambridge a Boston. Era nata così l’idea di una americana che incontra un duca che, al loro primo incontro, la scambia per una domestica. La decisione era presa: quei due personaggi dovevano prendere vita e innamorarsi. Con sincerità, Quinn dice anche forse non si tratta di uno dei suoi romanzi più raffinati ma che crede anche sia pieno della gioia e dell’entusiasmo degli inizi, “Ho amato ogni minuto trascorso a scrivere questo libro”. In effetti, si ritrova la scrittura scorrevole e gradevolmente leggera che caratterizza i romanzi della Quinn e che permette una lettura divertente e rapida; ma questo romanzo appare un po’ ingenuo, a tratti appena lento e con qualche cliché di troppo, risulta nel complesso un po’ “rozzo” e questo non dipende certo dalla trama che qualcuno definirebbe scontata, come se in un romanzo rosa, che più rosa non si può, ci si debba aspettare chissà che altro. Quello che, invece, è pienamente apprezzabile è l’ironia solita delle storie della Quinn, coniugate sapientemente con il romanticismo appena un po’ spicy e una piccola nota thriller. Anche i personaggi sono quelli che si ritrovano in tutte le sue storie, nobiluomini scontrosi in qualche modo amareggiati o delusi dalla vita e nobili ragazzine delicate ma sbarazzine e indipendenti, insofferenti alle convenzioni sociali. Quello che di Julia Quinn apprezziamo tanto, e non possiamo che condividere, è quanto che ha detto spesso, “Amo sfatare il mito secondo cui le donne intelligenti non leggono (o scrivono) storie d’amore”. Chi è convinto del contrario non conosce, evidentemente, buona parte della letteratura mondiale di tutti i tempi e, soprattutto, non ha letto quel meraviglioso romanzo (nient’affatto rosa) che è Eureka Street di Robert McLiam Wilson dall’incipit folgorante, “Tutte le storie sono storie d’amore”.