India, 1949. È la notte di Capodanno e, mentre tutti stanno festeggiando, nel seminterrato di Malabar House della Polizia Criminale Persis Wadia si è fatta mettere di turno per evitare frivolezze, ma anche giudizi su di sé, sul suo essere troppo seriosa, sul suo abbigliamento. Non solo questo, ma deve fare i conti da sempre con il fatto di essere una donna, ispettore di Polizia per giunta, in un ambiente totalmente maschilista. Sette mesi prima, la sua nomina non è stata presa per niente bene. I giornali hanno infierito e soprattutto lo “Indian Chronicle” è stato feroce, al punto che quell’articolo che parla di lei l’ha ritagliato e incorniciato, perché sia un monito per ricordarsi che se vuole rispetto deve sudare per ottenerlo. D’altronde il giornalista ha scritto che “l’esperimento compiuto dal prefetto (...) non tiene conto del fatto che, in quanto a temperamento, intelligenza e fibra morale, le femmine del genere umano sono e saranno sempre inferiori ai maschi”. E infatti la prova di queste convinzioni così diffusa le si mostra subito. Arriva una telefonata in cui le viene chiesto di parlare con un suo superiore. Persis dichiara di essere l’ufficiale più alto in grado presente a Malabar House. La chiamano “signorina”, ignorando il suo grado di ispettore che lei stessa sta sottolineando e Persis deve faticare non poco per rimanere calma...

Vincitore del prestigioso Crime Writers Association Historical Dagger 2021, è il primo volume di una serie ambientata nella Bombay del 1950 e rappresenta una significativa incursione dell’autore britannico-indiano nel genere del crime storico. Khan, nato in Inghilterra, ma con un’esperienza lavorativa decennale in India, costruisce una narrazione che intreccia investigazione poliziesca e ricostruzione storico-sociale di un momento cruciale per il subcontinente indiano. La protagonista incarna le contraddizioni dell’epoca di transizione in cui l’India si prepara a diventare repubblica e le tensioni post-Partizione rimangono ancora acute. Laureata con il massimo dei voti all’accademia di polizia, Persis si trova circondata da colleghi ostili che considerano la sua presenza un’anomalia: Khan costruisce il personaggio con particolare attenzione psicologica, evidenziando la determinazione e l’idealismo di una donna che opera in una società profondamente paternalistica e misogina. L’autore stesso ha dichiarato, in un’intervista per Curtis Brown Creative: “Volevo guardare attraverso la lente della prima detective di polizia indiana: in questo modo speravo di dare voce alle donne di quell’epoca che operavano in una società molto paternalistica”. Dal punto di vista della struttura narrativa, Khan adotta con successo le convenzioni del mystery classico britannico, evocando atmosfere da Golden Age con la presenza di una lista di sospetti, un crimine apparentemente inspiegabile e una serie di indizi criptici. Tuttavia, l’ambientazione post-coloniale conferisce all’opera una complessità ulteriore. L’indagine diventa metafora delle tensioni irrisolte tra India e Gran Bretagna, mentre la Partizione del 1947 e l’assassinio di Gandhi costituiscono uno sfondo pervasivo che influenza dinamiche e motivazioni dei personaggi. Particolarmente efficace risulta il sodalizio investigativo tra Persis e Archimedes Blackfinch, criminologo di Scotland Yard, inviato in India per assistere la neonata forza di polizia indipendente. La loro collaborazione, caratterizzata inizialmente da diffidenza reciproca, si evolve in un’alleanza basata sul rispetto professionale. Khan utilizza questo rapporto per esplorare le dinamiche anglo-indiane nel periodo immediatamente successivo alla decolonizzazione, evitando sia la demonizzazione sia l’idealizzazione della presenza britannica. Sul piano storico-documentario, il romanzo merita riconoscimento per l’accuratezza nella ricostruzione dell’India del 1950. L’autore attinge alla propria esperienza diretta, avendovi lavorato per un decennio e questo si riflette nell’attenzione ai dettagli architettonici, nelle descrizioni delle tensioni religiose tra musulmani, sikh e indù e nell’evocazione della Bombay cosmopolita. Solleva questioni interessanti circa la funzione del romanzo poliziesco storico come strumento di divulgazione e riflessione critica. Come notato dai recensori del Mail on Sunday, il testo rappresenta “il meglio del genere poliziesco storico: un mix avvincente di intuizione sociale e trama complessa con un’eroina profondamente coinvolgente”. La trama investigativa funge da veicolo per un’esplorazione più ampia delle questioni sociali, religiose e politiche che caratterizzavano l’India di quegli anni, offrendo al lettore contemporaneo una prospettiva articolata su un periodo storico complesso e spesso trascurato dalla narrativa occidentale. Con “Mezzanotte a Malabar House” si inaugura una serie che promette di continuare l’esplorazione di questo periodo cruciale, confermando Khan come uno degli autori più interessanti del panorama crime contemporaneo per la sua capacità di coniugare intrattenimento e profondità storico-sociale.