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Mezzi di trasporto

Mezzi di trasporto

“Ci vuole qualcuno che parli al tuo cuore”, le dice la sua migliore amica Emma ma quando una persona speciale entra nella sua vita, rivela un modo di comunicare le emozioni che per lei diviene solo motivo di imbarazzo. Lui, Federico un giovane estremamente brillante, parla sempre troppo, le loro conversazioni sono un diluvio di parole incapace di richiamare l’interesse della donna: il ragazzo vive nel suo mondo, distante e completamente diverso dalla realtà di lei, i loro percorsi sono due strade parallele che non si incontrano mai. Lei si chiede cosa ci sia veramente nel cuore di lui, quale sia la sua prospettiva per il futuro e se potrà un giorno far parte della sua vita. Il loro stare insieme rimane penalizzato da limiti e da incomprensioni, fino a quando un giorno Federico la invita a fare una gita in moto... Deve essere chiaro con lei una volta per tutte, ma farlo tra le caotiche strade cittadine è inopportuno; probabilmente sarebbe scoppiato tra loro un litigio e lui non vuole che Luisa gli chieda di fermare la macchina, per tornare a casa a piedi adirata. Meglio optare per una corsa sulle strade della campagna. Lei inizia a parlare e deve impegnarsi per trovare una serie di argomenti, che le permettano di mantenere accesa la conversazione, infatti lui non proferisce parola. Ma sono solo diversivi: lui sa bene qual è l’interesse di Luisa, trascorrere la notte insieme, puntare a non farlo tornare da sua moglie ed è proprio questo che l’amante vuole evitare. È gennaio, ma è un inverno estremamente clemente. Lui un giorno penserà che è stata colpa di quell’insolito clima se tra loro è successo ciò che è successo... Per un attimo pensa di poter raggiungere l’aeroporto con i mezzi pubblici, ma alla fine decide di affidarsi alla sua vecchia auto. Malgrado il traffico, stranamente giunge persino in anticipo per prendere il volo diretto a Parigi. A bordo inizia ad accorgersi della presenza di una serie di personaggi alquanto originali. A cominciare dal vecchio assai elegante seduto accanto a lei, che sfodera la sua pipa e si mette a masticarla. Alla sua destra, dall’altra parte del corridoio, espone il suo look un giovane di bell’aspetto, vestito all’ultima moda: chiaramente uno di quei tipi che vanno sempre in cerca di avventure da una notte e basta. Poi una bambina con una madre bellissima ma distratta in modo inaccettabile, sicuramente una madre single. Per il momento nessuno ha ancora la minima idea di quale sarà il destino di questo viaggio in aereo...

Nella raccolta di racconti di Elisabetta Rasy il mezzo di trasporto, privato o pubblico, assume un ruolo determinante nella vita dei personaggi. Permette loro non solo di spostarsi da un punto x a un punto y, ma di raggiungere un’altra dimensione, sia che si tratti di una condizione di viaggio costante senza una vera meta o di uno spostamento in un luogo imprecisato. Il mezzo di trasporto, simbolo del mondo moderno che ha attratto spesso i letterati a iniziare dalle peripezie come pilota di auto o aerei del vate D’Annunzio, per la Rasy diviene strumento di fuga da una realtà che si intuisce scomoda e per niente gratificante. La scrittrice è brava a mettersi nei panni di personaggi di ogni età e anche di sesso maschile, descrivendone nella sua narrazione i caratteri psicologici fondamentali, che determinano la loro insoddisfazione o tanto meno un modo di vivere non pienamente appagante. I racconti sono scorrevoli, lontana da ogni forma del linguaggio intellettuale l’autrice racconta le sue storie con parole che rimandano alla quotidianità, all’essere barcamenati tra gli impegni in una corsa continua per dare senso alla vita, ne è un esempio la simpatica Caterina, bionda dalla capigliatura fluente, che con il suo fuoristrada sconvolge in un perenne movimento il tranquillo soggiorno di un gruppo di villeggianti. La Rasy sceglie quasi sempre per le sue brevi storie finali sospesi, che lasciano intendere questi inevitabili passaggi tra diverse dimensioni, ma concedono anche largo spazio di interpretazione al lettore, forse un po’ troppa libertà di interpretazione nella convinzione che possa essere divertente immaginare una continuazione delle vicende. Ma in più di una storia si avverte la necessità di un finale concreto, che possa rivelare cosa accade veramente. L’autrice non manca di dare spazio anche ai sentimenti dei suoi personaggi, che sembrano viaggiare insieme a loro suoi mezzi di trasporto. Lo scopo è delineare un’immagine della società di fine millennio, dove le persone per le vicende politiche legate a Tangentopoli e le avvisaglie delle prime condizioni economiche sfavorevoli, hanno in breve imparato a non avere più una cieca fiducia nel futuro, si stanno abituando a sopravvivere in una realtà caratterizzata dall’incertezza e dal mutamento.