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Mi limitavo ad amare te

milimitavoadamarete

Sarajevo, primavera 1992. Omar cancella con le dita le macchie di vapore che il suo fiato allarga sul vetro. Deve mantenerlo pulito, perché non deve perdere d’occhio la strada. A dir la verità, anche se manca un po’ di tempo al coprifuoco, la strada è deserta. Omar vede solo un vecchio che trascina una carriola carica di bidoni colmi d’acqua. Ora l’uomo si è fermato, a riprendere fiato, accanto a un muro. L’uomo guarda a terra – strano, dal momento che gli spari arrivano dall’alto – e, poco dopo, riprende a camminare. Quando è fuori dalla vista di Omar, il ragazzino continua a sentire il cigolio della carriola. Il fratello Senadin, Sen, lo invita a scendere in cortile, dove si trovano anche gli altri. Sen ha solo un paio d’anni più di lui, ma la sua presenza, specie di notte quando il fragore delle bombe è simile a quello dei tuoni, lo rassicura. Omar, più di ogni altra cosa, ama sfiorare con il dito la peluria che da poco tempo ha preso a sporcare la pelle sotto il naso di Sen. Si tratta di qualcosa di morbido, non è dura come la barba di suo padre, che lo pungeva ogni volta che gli dava un bacio. Questo accadeva quando il padre abitava con lui e suo fratello, prima che sparisse. Anche sua madre è sparita, dal giorno della granata. Ormai ne sono passati dodici, di giorni, ma della donna non si è più vista neppure l’ombra. Prima che cominciasse l’assedio la mamma veniva a trovare i due fratelli una volta a settimana. Dopo, invece, le sue visite sono state meno costanti e mai a intervalli precisi: ogni quindici, venti giorni. La prima volta che Omar si ritrova all’orfanotrofio, cerca immediatamente il fratello e non sa che questi se ne sta fuori intere giornate. Allora, dopo aver controllato in ogni camera, Omar si accascia nel corridoio e comincia a piangere. Arriva una bambina. Gli si siede accanto, gli prende la mano nella sua – quella sana, non quella a cui manca un dito– e attende che i suoi singhiozzi e le sue lacrime cessino. Poi, quando finalmente lui riesce a sospirare e le sue guance sono nuovamente asciutte, la bambina, Nada, scioglie le dita e torna in camera sua, chiudendosi la porta alle spalle…

Rosella Postorino – scrittrice, editor per Einaudi Stile Libero, collaboratrice de “la Repubblica” e “Rolling Stone” – vanta parecchie pubblicazioni e numerosi successi. L’ultimo suo lavoro conferma le capacità dell’autrice, che riesce a coinvolgere il lettore nel suo lavoro di scavo profondo dell’animo umano, alla ricerca dei conflitti e delle fragilità che inevitabilmente lo caratterizzano. Una volta ancora la Pastorino denuda i suoi protagonisti e li mostra così come sono: fragili, vulnerabili e delicatissimi. Partendo da tristi e reali episodi di cronaca – la guerra che ha martoriato i territori dell’ex Jugoslavia nel 1992; l’espatrio dei bambini da Sarajevo, invasa dalle truppe serbe – l’autrice mostra le guerre private che ciascuno dei personaggi del romanzo è chiamato a combattere: c’è chi deve ricucire rapporti difficili con un passato che pesa come il più ingombrante dei fardelli e chi, invece, ha la necessità di lasciarsi il passato alle spalle e deve impegnarsi a ricostruire un futuro, lungo una strada sicuramente irta e piena di ostacoli, ma l’unica possibile. La cronaca di una guerra orribile – come tutte le guerre sono – si intreccia a battaglie private più o meno cruente, più o meno dolorose, che lasciano i protagonisti feriti e zoppicanti, ma pronti, forse, a ripartire con nuovo vigore e rinnovata consapevolezza. La necessità di essere amati, il timore dell’abbandono, il dolore di un rifiuto, la responsabilità legata al ruolo di un genitore, la voglia di esserlo nonostante tutto, il legame difficile ma intenso con la propria terra, la paura di staccarsi dalle proprie radici. Molti sono i temi che la penna della Postorino – tagliente e delicatissima insieme – affronta, dando vita a un romanzo duro, fastidioso, necessario, spiazzante, bellissimo. Una storia che interroga e spinge il lettore a interrogarsi; un racconto fatto di luci e ombre, odio e amicizia, egoismo e condivisione. Una lettura che fa male, ma spinge ad essere migliori. Un libro imprescindibile, per chiunque.