Salta al contenuto principale

Microcosmi e paesaggi

microcosmiepaesaggi

Il termine Nordest è nato più o meno a metà degli anni Settanta, coniato dagli studiosi dell’epoca per identificare in prima battuta un modello socioeconomico legato alla piccola e media industria e ai loro ritmi coreani e giapponesi. Riuniva cioè in poche e striminzite lettere quella miriade di fabbrichette che macinavano prodotti fregandosene degli orari e delle condizioni di lavoro, dei tempi e dei metodi: produrre, produrre, produrre e ancora produrre sempre e comunque. Un termine poi recuperato e riadattato dalla politica e infine anche dalla geografia, andando a definire quella costellazione di campi coltivati a capannoni con anche un’identità paesaggistica i cui confini però restano brumosi, permeabili, camaleontici perché si confondono e si mescolano anche se ingabbiati dentro alle giurisdizioni di Friuli, Veneto e un frammento di Emilia-Romagna, dove il fiume Po disegna il passaggio da un Di Qua a un Di Là. Ora che di quel cielo puntellato di stelle-fabbriche e di quella politica celodurista restano più buchi neri che capannoni in attività, spazzati via dall’onda d’urto delle crisi che si sono succedute nel tempo e dalla globalizzazione, e dai piccoli leader di partitucoli che si mangiano tra loro, cosa resta dell’identità paesaggistica se quella socioeconomica e politica sono andate a farsi benedire? Per farlo occorre definire dei punti fermi: quello morfologico e dunque visivo, quello climatico e quello dovuto all’intervento umano. Diviene allora possibile iniziare il viaggio dalle sponde del Po, per poi camminare sui terreni bonificati della laguna veneta e risalire l’entroterra fino alle Prealpi e ai fiumi addomesticati o meno dall’uomo e poi ancora andare a Nord, verso le montagne e da lassù guardare di nuovo in basso, alla pianura e al mare Adriatico…

Nel 2000 il Consiglio d’Europa ha sottoscritto quella che viene definita come la “Carta Europea del Paesaggio” che all’articolo 1 recita: ”Paesaggio designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”. Dunque, la sfida di questo progetto era quella di raccogliere, studiare e definire dei paesaggi-tipo che rappresentassero i 32.476 chilometri quadrati del Nordest, dando loro una dignità e una identità. A farlo, e con successo, è stato Carlo Rubini, docente di geografia in vari istituti superiori di Venezia, già cimentatosi nella stesura di guide escursionistiche. Perché occorre camminare per vedere e camminare significa calpestare i microcosmi che, estendendosi in cerchi concentrici, definiscono poi quei macrocosmi che piacciono tanto ai media. I microcosmi dunque non sono che parti di territorio dove l’uomo si è integrato, che la sua mano ha plasmato imbrigliando fiumi, prosciugando paludi, oppure dove ha lasciato che la natura definisse il ritmo delle loro vite. Camminare e studiare il paesaggio significa anche ridare dignità alla geografia, una materia spesso bistrattata e sottovalutata da studenti e professori, mentre conoscere un paesaggio significa anche capirlo, così come conoscere chi vi abita aiuta anche a comprenderne comportamenti e linguaggio. Microcosmi e Paesaggi è una raccolta di geonarrazioni relative al Nordest, ovverosia di coordinate geografiche spiegate in forma narrativa e proprio per questo più accattivanti oltre che interessanti, non solo per chi in questi territori ci abita.