Salta al contenuto principale

Milàda e le altre

Milàda e le altre

Le convulsioni del secondo dopoguerra dilagano in tutta Europa, e non sfugge a questo destino la Cecoslovacchia. Qui si verificano situazioni allucinanti, che fanno venire in mente le angosciate atmosfere evocate in certi romanzi di Kafka. Perché qui si consumano in vorticosa successione gli strappi che portano alla istituzione di un feroce regime comunista. Feroce ed allineate alle direttive di Stalin. Tutto comincia quando Klement Gottwald, capo dei comunisti ed esule a Mosca nel 1938, pattuisce con il dittatore sovietico la futura strategia. Soprattutto, apprende i metodi spicci per eliminare ogni forma di dissenso e costruire col sangue uno Stato totalitario. Tornato a Praga, complice l’ignavia dell’Occidente, colpevole di un nuovo tradimento dopo quello del Patto di Monaco, egli può contare sull’incondizionato sostegno dell’Armata Rossa. Ma non solo: c’è il risentimento dei cittadini di Praga, corsi alle armi il 5 maggio del 1945. Segue la cacciata dei nazisti e la successiva, ferocissima, persecuzione contro Tedeschi ed Ungheresi. Ma non finisce qui: a pagare un alto tributo di sangue sono anche tutti i veri o potenziali oppositori interni. Comincia così la lugubre stagione dei processi sommari; delle fucilazioni; delle purghe poliziesche. Una pagina buia che si stende su gran parte del Novecento…

Sergio Tazzer ricostruisce con passione, lucidità e competenza una pagina oscura della storia europea contemporanea. Lo fa con puntuali riscontri documentari, contando su un apparato bibliografico poderoso. Ma evitando abilmente gli inciampi della pedanteria accademica, che spesso rende complicata la lettura della storia. Nelle sue pagine brillanti sfila un campionario ricchissimo di protagonisti: molti saliti alla ribalta, spesso in modo sinistro. Tra delitti politici e violente azioni repressive, che hanno a lungo insanguinato l’area cecoslovacca. E ad emblema di questa enorme tragedia l’autore sceglie alcune figure emblematiche. E patetiche. La Milàda, evocata nel titolo, ad esempio, stritolata dall’ingranaggio repressivo. O gli uomini e le donne delle chiese, perseguitate con una ferocia indicibile, in nome della famigerata legge del 16 ottobre del 1948. L’impiccagione è il destino che attende anche Dagmar Skàlovà, colpevole di essere una scout. Questo ed altri casi simili fanno sì che la seconda parte del volume acquisisca le sembianze di una martellante cronaca nera. In essa sfilano carnefici e vittime, che Tazzer, meritoriamente, sottrae all’oblio. Ad arricchire ulteriormente il testo è anche un apparato iconografico, composto da immagini crude e grottesche, che danno ancora di più la misura della tragedia praghese.