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Milano in 52 oggetti - Un racconto inedito della città

Milano in 52 oggetti - Un racconto inedito della città

Interessante prima ancora di scoprire quali siano gli oggetti individuati da Tito Livraghi, medico di fama internazionale e appassionato cultore della storia di Milano, è la definizione di oggetto che dà nell’introduzione e il distinguo sulla valenza dello stesso. Ci sono cose che hanno una valenza personale - ossia valore solo per determinate persone - altre il cui valore diventa nazionale, come per esempio una bandiera in cui si identifica il popolo di quel Paese, altre ancora invece sono di tutti, come la ruota, patrimonio di chiunque. È interessante perché chiarisce senza possibilità di errore il criterio della scelta di questi 52 oggetti che identificano la città. Non sono in ordine cronologico né ovviamente di importanza, sono prodotti della città, del suo ingegno della sua cultura, anche quelli che poi i confini meneghini li hanno ampiamente superati. Il primo che troviamo descritto è in realtà composto da ben 59 pezzi, sono attrezzi da caccia e da lavoro, in bronzo, oggi visibili al Museo Archeologico del Castello Sforzesco, ritrovati per caso verso la fine dell’800 in una cascina alla Barona (quartiere a sud di Milano) e risalenti all’età del bronzo. Radici lontane quindi, che però hanno dato agli storici modo di ipotizzare lo stile di vita del tempo e la probabile esistenza di una rete commerciale che seguiva il corso del fiume Olona. Alla Biblioteca Braidense è conservato fra le altre cose l’originale manoscritto di Dei delitti e delle pene del Beccaria, il testo da cui ha preso vita il moderno diritto penale, anche lui “nato” a Milano con non poche traversie; ancora, troviamo foto e storia dei tarocchi viscontei, un proto robot - la scimmietta Zizì – ovvero un pupazzetto con anima in ferro disegnata da Munari, premiato nel 1954 col Compasso d’oro. Poi il Campari, che ancora oggi la fa da padrone all’ora dell’aperitivo e le tante opere in ferro battuto per cui Milano fu famosa e la Montagnetta, costruita in questa città di piano e acqua con le macerie della guerra, su cui oggi svettano gli alberi del Giardino dei Giusti…

Il milanese Tito Livraghi, oltre che del suo lavoro di radiologo interventista, è appassionato di viaggi, fotografia, Storia, ma soprattutto della sua città. Questi amori extra professionali hanno dato il via a una corposa produzione letteraria variegata - va dalle guide alla narrativa – ma tutta incentrata su Milano. Un lavoro non facile quello di scegliere “solo” 52 oggetti fra le migliaia che possono rappresentare la città. Ogni cosa è fotografata e accompagnata da una dettagliata descrizione del luogo del ritrovamento e conservazione, con precisi riferimenti storici. L’autore ha scelto scientemente di escludere alcune cose, tecnicamente considerabili oggetti che però hanno una valenza che travalica la città, per esempio la Madonnina, che è un simbolo mondiale e certamente nessuno considera meramente una statua o L’Albero della vita, la scultura che è stata progettata realizzata e installata come simbolo dell’EXPO del 2015, che al pari della Tour Eiffel è un simbolo o ancora il Cenacolo, patrimonio artistico che va ben oltre qualunque definizione. Ha inserito invece, in questa lunga teoria, oggetti noti e meno noti che sia singolarmente che nell’insieme, richiamano Milano, una città che nonostante i tentativi di uniformarla a una qualunque metropoli nel mondo, mantiene, a volte nascosto a volte en plein air, un carattere ben preciso che nessuna multiculturalità e nessuno skyline potranno mai far dimenticare. Gli oggetti di cui Livraghi racconta sono talmente eterogenei da rappresentare non solo la città e la sua Storia, ma la sua stessa anima e vale davvero il tempo di scorrerli, milanesi o no; sono davvero tanti gli episodi a cui gli oggetti del titolo (ma non solo), sono strettamente legati e conoscerli, c’è solo da arricchirsi.