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Mille e una musica

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Così cantò Zaratustra, sarebbe proprio il caso di dire. Le origini della musica persiana affondano infatti nella prima metà del secondo millennio a.C., quando appunto pare sia vissuto il leggendario profeta monoteista. Nelle cerimonie per l’adorazione del fuoco sacro, lume trionfatore sull’oscurità, i cori beneficiavano infatti dell’accompagnamento di tamburi e strumenti a fiato. Ogni suono aveva un suo preciso significato nel rappresentare elementi contrastanti del sistema dualistico proprio di questa religione, che separava nettamente ciò che è bene da ciò che è male. Si trattava di musica tramandata in forma orale e forse messa per iscritto in cuneiforme solo intorno al VI secolo a.C. Ancora oggi esistono piccole comunità di zoroastraini presso i quali la musica ricopre un ruolo cruciale: fra questi occorre ricordare il celebre direttore d’orchestra Zubin Mehta, ma anche il compositore Kaikhosru Shapurji Sorabij, autore di una delle opere pianistiche più difficili da eseguire, l’Opus Clavicembalisticum. L’impero Achemenide raccolse in sé innumerevoli popoli e nazioni, quindi anche le loro tradizioni musicali. Racconta Senofonte, che Ciro il Grande amava ascoltare il canto di giovani fanciulle soliste: qui “con molta probabilità nacquero le prime scale e i rudimenti di una polifonia che verranno poi sviluppati nella Magna Grecia”. Ma è solo di epoche più recenti che possiamo parlare con maggiore certezza. Dopo la penetrazione dell’Islam in Persia a fine VII secolo la musica si fa monofonica e spirituale, anche se grande ne è l’elaborazione teorica ai tempi del grande al-Khwarizmi, di Al-Farabi, e poi di Ibn Sina (all’Occidente noto con nome di Avicenna) e di Al Kindi che indagò gli aspetti terapeutici della musica. Profondo, inoltre, è il rapporto fra quest’arte e la grande poesia iraniana di Khayyam, Hafez e Rumi. Nella poesia sufi e nelle musiche che la accompagnano si congiungono la spiritualità della musica islamica e la sensualità della musica persiana pre-islamica…

Ma le basi della teoria della musica tradizionale persiana moderna nascono in realtà nel periodo della dinastia Qajar (fine XIX inizio XX secolo), grazie all’opera dello strumentista Mirza Abdollah. In seguito attraverso l’opera di Hossein Darvish e Hossein Taherzade, si arriva in epoca Pahlavi alla fondazione nel 1933 della prima Orchestra Sinfonica di Teheran. Durante il festival di Shiraz, negli anni ’60, sfilarono le figure più importanti della musica internazionale: Rubinstein, Berio, Maderna, Cage, fra gli altri. È l’epoca, d’altronde, in cui nasce anche la musica pop iraniana, i cui maggiori esponenti sono da ritrovarsi nella coppia dei Shajarian, padre e figlio, nella voce potente di Shahram Nazeri, o nel virtuosismo al kemanche (cordofono paragonabile a un violino verticale) di Kayhan Kalhor. Con la rivoluzione islamica, la musica tende a tornare nel privato delle abitazioni o dei garage in cui si muovono le prime rock star iraniane: Kourosh Yaghmaei, Fereydoon Foroughi. Guardando al presente e sconfinando nell’hip hop e nell’elettronica i nomi da fare sono: Yas, Hossein Alizadeh, Sogand, Arash, Reza Pishro. Senza dimenticare compositori di musica classica occidentale e persiana: Shardad Rohani e Ali Reza Mortazavi. L’importanza della musica nella cultura iraniana è emersa ancora recentemente nella commovente canzone Beraye di Shervin Hajipour che ha fatto da colonna sonora alle proteste delle donne contro le imposizioni del regime. Il grande pianista bachiano Rahim Bahrami, da grande conoscitore della tradizione occidentale così come di quella della sua madrepatria, in questo agile volumetto ritraccia il percorso di questa grande cultura musicale, dedicando molto spazio alle origini antiche e zoroastriane ed esaminando, forse più che il presente, le varie evoluzioni storiche che hanno determinato cambiamenti culturali e quindi musicali profondi nella cultura iraniana. Sono poche pagine ma ce n’è abbastanza per affondare col pensiero nei profondi legami fra il mondo persiano e il nostro, nonché per mettersi alla ricerca e ascoltare ore e ore di buona musica.