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Mio fratello Vincent

Mio fratello Vincent

Vincent van Gogh a diciassette anni è un ragazzo dalla corporatura tarchiata, la schiena leggermente incurvata per l’abitudine errata di tenere la testa bassa, i capelli rossicci tagliati corti sotto il cappello di paglia, che fa ombra a uno strano viso; di sicuro non quello di un giovane... Terminato il consueto percorso scolastico, è stato indirizzato al commercio dai suoi genitori e comincia un apprendistato presso Goupil, l’azienda parigina con sedi a Berlino, New York e Londra, oltre alle filiali a Bruxelles e l’Aja. Ma la sua scarsa propensione per le relazioni dapprima ne causa il trasferimento a Londra e dopo poche settimane il definitivo licenziamento. A Londra gli viene però offerto un posto come insegnante di francese da un religioso con voti minori nella chiesa anglicana; inoltre quando le famiglie dei sobborghi non sono in grado di pagare in tempo le rette per i corsi dei loro ragazzi, puntualmente il vicario incarica il nuovo insegnante per il gravoso compito della riscossione: e Vincent con una mappa di Londra in tasca si mette allora in marcia, spesso fino ai quartieri più infimi e malfamati dove forse per la prima volta incontra quell’espressione di dolore che ritrarrà poi sui volti dei Mangiatori di patate del Brabante. Ancora lo seguiamo fino al Borinage, una regione belga di minatori, dove si reca con lo strano proposito di diffondere il vangelo: pare che l’interesse per questa gente sia stato risvegliato in lui da un’opera di Dickens che ha letto forse in Inghilterra...

Questo libretto, pubblicato nella consueta veste tipografica de “i quaderni di via del vento” dall’omonimo editore pistoiese attivo ormai da più di trent’anni, è estratto da uno scritto di Elisabeth Du Quesne-Van Gogh. Mentre il testo originale era leggermente più lungo, la traduzione a cura di Francesca Degani qui proposta si aggira sulle quaranta pagine. Si tratta di ricordi personali che la Du Quesne- Van Gogh fece pubblicare nel 1910, a vent’anni dalla morte del fratello. Per mezzo di “una collezione di ricordi di brevi apparizioni e di notizie riportate” viene tratteggiato un ritratto di Vincent Van Gogh, dai giorni dell’adolescenza fino alla morte avvenuta ad Auvers-sur- Oise nel luglio del 1890. Accompagnano poi il testo alcune celebri illustrazioni dello stesso pittore olandese. Scritto dalla fisionomia prettamente personale, senza particolari ambizioni critiche o quant’altro, questo della Du Quesne- Van Gogh starebbe forse bene a completamento di una qualche monografia d’arte, o anche solo fra gli scaffali delle rarità editoriali - la qual cosa sembra essere un po’ uno degli scopi reconditi delle varie pubblicazioni della collana dei quaderni. Nata nel maggio del 1859, Elisabeth Huberta van Gogh era la quarta figlia di Theodorus van Gogh e Anna Cornelia Carbentus. Sposò Jean Philippe Theodore Du Quesne van Bruchem, di professione avvocato, di cui involontariamente era rimasta incinta mentre lavorava alla villa Eikenhorst di Soesterberg. Morì nel novembre del 1936.