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Miss Marx

Miss Marx

Il 31 marzo del 1898 la quarantatreenne Eleanor “Tussy” Marx si spense nella propria casa londinese. Morta avvelenata. Acido prussico, ossia cianuro. Lo stesso che Gertrude, la domestica, poco prima e su sua precisa indicazione era andata a comprarle dal farmacista della zona. Le aveva detto che sarebbe servito per i cani, ma Gertrude non ci aveva creduto tanto, considerata l’espressione infelice che da vario tempo si era stampata sul viso della padrona. E come non esserlo, accanto un personaggio ambiguo e inaffidabile come Edward Aveling, che, tra l’altro, in quindici anni di convivenza non aveva mai voluto sposarla. Aveva, invece, sposato una giovane attrice di belle speranze, pur continuando ad abitare con l’ignara Eleanor. Il tutto era avvenuto pochi mesi prima ed in gran segreto. Ma forse qualcosa, ora, era trapelato. Quella mattina, infatti, Gertrude aveva visto Eleanor rabbuiarsi improvvisamente, durante la lettura di una missiva. Una lettera mai più ritrovata. Eleanor ed Aveling si erano incontrati, la prima volta, nel 1883, esattamente il giorno del funerale del padre di lei, a cui lui aveva assistito tra la folla di rivoluzionari franco-tedesco-britannici. Eleanor, che negli anni della gestazione e stesura del Capitale era cresciuta e maturata politicamente, sviluppando con il genitore uno straordinario rapporto di complicità, da quel momento si era assunta l’impegno di archiviare l’enorme mole di quaderni, appunti e abbozzi paterni, in modo da poterli consegnare ad Engels, fermamente intenzionato a portare a termine l’opera incompiuta dell’amico…

Curiosa, coraggiosa, determinata, idealista e pragmatica al tempo stesso, la figlia minore di Karl Marx sin da giovanissima si era distinta tra i familiari per le scelte particolarmente audaci, come quella, a soli diciotto anni, di rendersi autonoma lavorando a Brighton, lontano da casa. Questa, come molte altre dimostrazioni della modernità del personaggio, compongono l’ossatura del volume, attorno a cui Barbara Minniti ha tessuto una maglia robusta, costituita da riferimenti a fatti e personaggi dell’epoca, da paralleli con il mondo di oggi e da continui balzi in avanti e indietro nella storia dell’amicizia granitica tra Karl “il Moro” Marx e Friedrich “il Generale” Engels. Il risultato è una narrazione movimentata, divertente e, in varie parti, assimilabile a quella di un romanzo. Sorprendente, se si considera che le vicende si snodano sullo sfondo della Seconda rivoluzione industriale e della nascita dei primi movimenti operai organizzati. Argomenti che non sono certo sinonimo di leggerezza e disimpegno. “Una biografia pop”, insomma, proprio come recita la copertina dai chiari riferimenti warholiani. Il libro non è ponderoso, ma con tanta carne al fuoco ‒ le peregrinazioni del giovane Marx, esule politico; le intricate vicende matrimoniali delle sue figlie maggiori; la scuola di Mazzini e la Theosophical Society; la politica onnipresente ‒, così tanta che, a tratti, si ha l’impressione che Miss Marx sia sfuggita dal centro l’obiettivo del fotografo. Nel 2020 Susanna Nicchiarelli ha tratto dal libro un film interpretato da Romola Garai che è stato presentato in concorso alla 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.