Salta al contenuto principale

Miss Mole

missmole

Fa un caldo insopportabile. Nel piccolissimo salotto un fuoco crepita e arde e, mentre un canarino svolazza rassegnato in gabbia, il corsetto di Mrs Widdows scricchiola a intervalli regolari e le sue ginocchia grosse fiorano quelle di Hannah. Le due donne, infatti, siedono una vicina all’altra per condividere la luce della lampada. Hannah, tuttavia, si sente ben più fortunata del canarino. Ha infatti trovato il modo per evadere da quella prigione e svignarsela. Dopo essersi fatta scivolare il rocchetto del filo in tasca, ha fatto notare alla sua datrice di lavoro che non avrebbe potuto, l’indomani, indossare l’abito sul quale le due stanno lavorando, perché il filo di seta è finito. Mrs Widdows, quindi, l’ha subito spedita ad acquistarne di nuovo. E ora eccola lì, Miss Hannah Mole, su un marciapiede di Radstowe, una figura malmessa e sottile, con un cappello e un cappotto consunti, mentre osserva il traffico e i tram in movimento e pensa che presto si troverà senza lavoro, in quanto Mrs Widdows se ne guarderà bene dal perdonare il suo comportamento. Hannah fa spallucce, esegue un rapido inventario delle risorse di cui dispone, poi svolta a destra. La città è parecchio cambiata: la strada ripida è invasa da auto che vanno e vengono e, sebbene anche il numero dei pedoni sia aumentato, la loro presenza non l’infastidisce affatto. Senza accorgersene, allunga una mano come a invitare chi le sfila accanto a godere della bellezza che le si apre dinanzi allo sguardo. Poi, una fame impellente la spinge in una sala da tè a pochi passi lungo la strada. Il locale è quasi vuoto. D’altra parte è l’ora in cui è ancora presto per cenare, ma già troppo tardi per prendere il tè. La signora seduta davanti alla porta sussulta appena riconosce Hannah, che le va incontro apparentemente entusiasta chiamandola per nome. Hannah e Lilla Spenser-Smith si conoscono bene: sono cugine, anche se Hannah non ne ha fatto parola con Mrs Widdows…

Miss Mole è un divertente e brillante classico anni Trenta con il quale la sua autrice – la scrittrice inglese Emily Hilda Young, attivista del movimento per il diritto al voto femminile – ha vinto, proprio nel 1930, il James Tait Black Memorial Prize. Mai tradotta in italiano fino a ora tranne che per questo romanzo, già uscito per Garzanti qualche anno fa, la Young mostra attraverso la figura di Hannah Mole – fiera e impetuosa quarantenne – le ipocrisie e le falsità di un’epoca passata, ma quanto mai presenti anche nella società e nel tempo attuale. Hannah è una figura interessante e modernissima: anticonformista e dotata di una fantasia vivida, grazie alla quale edulcora la realtà e la verità sulla base del proprio interesse personale, lavora come governante presso la dimora di un pastore vedovo e padre di tre figli. Dopo aver trascorso una ventina d’anni a servizio di anziane signore piuttosto complicate, il nuovo incarico le pare alquanto più agevole e le consente di fare breccia nel cuore delle due figlie del pastore in tempi piuttosto rapidi. Le ragazze, infatti, sono alla ricerca dell’immagine materna di cui sono state private dalle circostanze della vita e trovano in quella figura femminile così singolare e interessante un modello da apprezzare e imitare. Ma Miss Mole ha un passato pesante, un fardello ingombrante da portare sulle spalle che l’autrice svela al lettore a poco a poco, seminando indizi e, soprattutto, camuffandolo dietro le mezze verità che Miss Mole è abituata a dire. Sì, perché la nuda verità è noiosa, ama affermare Hannah, mentre le bugie rappresentano una “garanzia di intimità” per i pensieri. Hannah Mole è un personaggio che buca la pagina e cattura immediatamente il lettore, che non può che provare simpatia per una donna che non si piega mai alla disperazione, non si piange addosso e non è mai vittima della propria disperazione. Anche quando si sente sola, c’è sempre uno spiraglio, da qualche parte, attraverso il quale lei riesce a vedere la luce, quella luce che sa illuminarle il cammino e accendere una volta ancora quell’innato ottimismo che l’autrice le ha donato.