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Miti romani – Il racconto

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Occorre iniziare il racconto dal principio avviando un ordo, ovvero una successione ordinata, una fila ben dritta. Praticamente l’ordito della trama. E quindi sarebbe impossibile non partire dalla narrazione dei primordia grazie alla voce di un dio che era considerato contemporaneamente signore del tempo e dello spazio: Ianus o Giano, il dio bifronte. Al posto della nuca, infatti, aveva un altro volto. Ed è grazie a questa sua peculiarità che era in grado di guardare sia davanti, verso il presente e il futuro, che indietro, al passato. Potendo sorvegliare tutto, veniva considerato anche il dio dei passaggi, che vegliava sulle persone che partivano e su chi, invece, era sulla via del ritorno. Le porte del suo tempio si aprivano per vedere l’esercito uscire per andare ad affrontare la guerra e rimanevano aperte per tutta la durata della campagna militare, in attesa del ritorno a casa dei soldati, possibilmente in trionfo. A Giano, poi, è stato intitolato il primo mese dell’anno, Ianuarius, il cui primo giorno veniva festeggiato dai cittadini con scambi di auguri e offerte di miele, datteri e fichi secchi al dio, per addolcire il tempo a venire. È stato proprio nel momento in cui il mondo ha avuto inizio che Giano è tornato ad avere l’aspetto di un dio e che sulla Terra hanno fatto la loro comparsa gli elementi inanimati della natura, come fonti, laghi, fiumi, valli e monti, e quelli del mondo animale, come pesci, mammiferi e uccelli. Alla fine, poi, era arrivato anche l’uomo. E solo allora Giano, soddisfatto, aveva preso a guardarsi intorno e scelto come sua residenza un piccolo colle ricoperto di querce e farnetti che, da quel momento, ha iniziato a chiamarsi in suo onore Gianicolo. Da lì, accomodato sulla sommità del suo piccolo colle, Giano iniziò a osservare il territorio intorno a lui e, piano piano, vide la nascita di una nuova città: Roma…

Nel suo saggio introduttivo all’opera di Licia Ferro e Maria Monteleone (entrambe dottoresse di ricerca in Antropologia del mondo antico presso l’Università degli Studi di Siena), Maurizio Bettini mette in dubbio l’effettiva esistenza di miti prettamente romani. E in effetti, in confronto a quella greca, la mitologia nostrana risulta piuttosto carente se non, addirittura, deludente. Ma in questo volumetto le due autrici si impegnano per sviscerare e raccontare – in maniera discorsiva, piacevole e romanzata – tutti i più famosi miti romani partendo proprio dalle origini con il racconto del dio Giano che dà, appunto, il nome al primo mese dell’anno romano: Ianuarius (nientemeno che il nostro gennaio). Si passa poi a narrazioni legate ad altre divinità maggiori e minori, come Saturno e l’età dell’oro o Vertumno con la sua deviazione del corso del fiume Tevere; alla nascita della stirpe romana con l’approdo di Enea e di suo figlio Ascanio nel Lazio, da cui discendono i due famosi gemelli allattati dalla Lupa, Romolo e Remo; al ratto delle Sabine, volto a garantire agli uomini romani nozze e, di conseguenza, nuove alleanze; al tradimento di Tarpeia, da cui l’omonima rupe sul colle del Campidoglio; alla storia di Tito Tazio (impossibile non ripensare alla famosa frase pregna di allitterazioni di Ennio: “O Tite tute Tati tibi tanta tyranne tulisti!”); alle oche del Campidoglio che salvarono la città dai Galli. E poi, ancora, non mancano racconti legati ai sei re di Roma succeduti a Romolo e agli altri grandi uomini e donne romani passati alla Storia, come Orazio Coclite, Muzio Scevola, Lucrezia e Clelia. E quindi, sì, esiste una mitologia originale romana. Ma, a differenza di quella greca più improntata su racconti di eroi e dèi dell’Olimpo, figure quasi sempre fantastiche (mitologiche, appunto), quella romana tende a mitizzare i grandi personaggi legati alla fondazione della città e all’età repubblicana. Sono figure che, con il tempo, hanno iniziato a incarnare valori e virtù fondamentali per il popolo romano, tanto da meritare di diritto un posto d’onore accanto a Giove Capitolino. Miti romani è un libro di semplice lettura, che grazie alla capacità con cui intrattiene e coinvolge il lettore dovrebbe accompagnare di diritto il materiale scolastico “ufficiale”, per rendere lo studio della materia più completo e, perché no, divertente.