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Mitsuru Adachi – L'espressione del quotidiano

Mitsuru Adachi – L'espressione del quotidiano
La sveglia suona e il mondo ti aspetta. La vita, quell'inspiegabile somma di dì e notti, ti reclama di nuovo. E a certe pressioni non si può resistere. Fetta di pane con marmellata in bocca, sempre di corsa, che la campanella dell'istituto non perdona. L'uniforme ti sta stretta, vorresti togliere qualche bottone o vestirti come più ti piace, ma ringrazi comunque il cielo per le gonne a pieghe, mai troppo corte, delle compagne che, salendo le scale, ghignano e commentano i tuoi capelli arruffati. Hai quattordici anni, o forse sedici. Una mamma premurosa e un padre divertente, un amico sovrappeso, magari un fratello (sempre più bello, sempre più bravo). Sicuramente c'è una ragazza che ti fa sudare e che mette il cuore a dura prova. Il vero motore, però, è un sogno: probabilmente sei il più bravo del club di baseball (oppure un ragazzo svogliato con un talento nascosto); chissà, potresti essere la nuova promessa del pugilato o il prossimo grande nuotatore giapponese. Agli allenamenti devi tutto: temprano lo spirito, allenano la volontà, strutturano l'esistenza. L'ambizione rischia di divorarti e il belloccio della squadra rivale potrebbe annientarti. Ma, infondo lo sai bene, nessuno è mai stato condannato per aver sognato troppo. Che tipo di uomo sei non lo sai, ma se questa è la tua vita, probabilmente sei il protagonsita di uno dei manga di Mitsuru Adachi...
Federica Lippi ne L'espressione del quotidiano, exscursus bello quanto semplice della vita e delle opere del famoso mangaka (autore di fumetti) giapponese, va al punto con decisione: dopo  l'usuale descrizione di trame e personaggi – sicuramente propedeudica! –  l'agile saggio diventa godibile nell'analisi dei tipi umani e dei leit motiv di una carriera lunga quarant'anni. Dal toccante Touch, al maturo H2, passando per l'appassionante Rough e il nuovissimo Q and A, il maggior pregio (che è anche il più controverso difetto) di Adachi diventa il centro e lo spunto di un viaggio letterario dai toni non accademici ma ugualmente coinvolgenti.  Il ripetersi, costante, delle stesse situazioni, dei medesimi personaggi – simili perfino nella caratterizzazione grafica – potrebbe portare a pensare ad una certa scarsità di inventiva. Invece, il racconto di ciò che è perfettamente normale (la famiglia, gli amici, la cottarella ma anche i grandi amori inspiegabili) è, seppur reiterato, sempre godibile nonostante le minime variazioni. Questo perché i manga di Adachi, così radicati nella tradizione e nella quotidianeità del Giappone, sono specchio (non sempre adulatore) per i suoi conterranei e imperdibile occasione di apprendimento per chi da quella cultura esotica è lontano fisicamente chilometri e idealmente anni luce. La parte più interessante del saggio (che si spinge anche a paragoni azzardati ma non fuori luogo con la commedia dell'arte e il teatro Nō), comunque, è il soffermarsi su alcune peculiarità del racconto per immagini: la pacatezza con cui viene affrontata la tragedia, la sospensione dell'attimo precedente la vittoria (o la sconfitta), l'esternazione del sentimento, vengono sottolineati tutti dal mutismo delle tavole e, a seconda dei casi, dalla compressione o dalla dilatazione delle scene. La morte, niente affatto lontana, è affrontata con risolutezza e smarrimento e il tempo, che passando lascia i segni sui rami degli alberi e sulle vite dei protagonisti, può essere percorso in avanti o a ritroso servendosi solo di poche vignette significative. Per chi ha l'età giusta, L'espressione del quotidiano è un piacevole ritorno a bei pomeriggi passati  spiando dal tubo catodico le vite degli altri, che sembravano sempre un po' anche le nostre, nonostante le differenze culturali, o un tuffo nelle pagine di manga che abbiamo venduto o semplicemente dimenticato. Su tutto la nostalgia, neanche troppo amara, che quei giorni siano già passati.