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Molte vite, un solo amore

Molte vite, un solo amore

È leggendo Molte vite, molti maestri, un libro di Brian Weiss, che Elizabeth si identifica con la protagonista e decide di rivolgersi proprio a lui, come psicoterapeuta. Accusa ansia, malessere e disturbi del sonno. Elizabeth è una donna dalla carriera professionale brillante, ma con una vita sentimentale sottosopra (un divorzio e una serie di uomini sbagliati). La madre è morta poco tempo prima. Inizia una terapia ipnotica che le fa ripercorrere il tempo all’indietro e si ritrova nel corpo di un ragazzo di dodici o tredici anni caduto da una barca. Un ragazzo che viaggia con il padre, quando, all’improvviso, scoppia una tempesta. E da lì, settimana dopo settimana, Elizabeth proverà l’esperienza di entrare in tante vite ed essere tante persone diverse, ognuna raccontata in stato ipnotico. Pedro, invece, è messicano, ha perso un fratello e sua madre non ha mai digerito le sue ragazze. Ha uno scheletro nell’armadio, una cosa che i suoi genitori non hanno mai saputo: ai tempi dell’università ha avuto una relazione con una donna sposata e più grande di lui. La signora rimase incinta ma fu costretta ad abortire: Pedro aveva provato un forte senso di colpa, dovuto anche alla rigida educazione cattolica che gli avevano riservato. Anche per lui la terapia di regressione sembra l’unica soluzione possibile per guarire dalla depressione. Che cosa hanno in comune queste due persone? Apparentemente nulla. Non si sono mai incontrate, vengono da paesi diversi… insomma, due perfetti estranei. In realtà, rimuginando sui racconti di entrambi avvenuti durante la terapia di regressione ci sono degli elementi in comune, incontri in vite passate, che all’inizio a Weiss sfuggono, poi man mano si fanno più nitidi: c’è quel racconto di lei che si vede figlia di un vasaio della Palestina, Eli, lasciato morente sulla strada polverosa per mano dei soldati romani dopo averlo fatto trascinare per terra da un cavallo; e poi quell’addio alla figlia che racconta Pedro e che avviene in nelle stesse circostanze, in un secondo momento Pedro dice che il suo nome era proprio Elihu. E se fossero stati padre e figlia? E poi ancora: una volta Elizabeth aveva raccontato di essersi ritrovata in un’area della Cina occidentale, il suo popolo era stato sterminato e lei era stata catturata. A quei luoghi fa ritorno con l’ipnosi anche Pedro che dice di esser tornato al villaggio, non aver visto più nessuno e aver pensato che la moglie era stata uccisa. E tante altre volte ancora… Sì, ne è certo, i due si sono incontrati più e più volte in altre vite! Weiss, forte della sua esperienza, decide che devono per forza incontrarsi perché qualcosa nelle loro vite potrebbe definitivamente cambiare. Decisamente il suo fiuto non sbaglia...
Ovviamente sono nomi d’arte quelli dei nostri protagonisti, ma non le loro storie, ci dice Brian Weiss. Senza questa premessa penseremmo a Molte vite, un solo amore come ad una fantastoria inventata ad hoc. Se si è lontani dal mondo della psichiatria e dintorni, risulta davvero difficile credere alla veridicità di queste due storie basandoci sull’introduzione ed una quarta di copertina: non solo guarire dai propri malesseri, ma anche incontrare la propria anima gemella grazie all’ipnosi! Ogni dubbio è lecito. Poi, cominciando a leggere pagina dopo pagina e a conoscere nei minimi dettagli sia la vita di Elizabeth sia quella di Pedro, inizi ad essere trasportato con loro a spasso nel tempo in altre vite passate lontanissime nel tempo e negli spazi più lontani tra loro: dalla Cina alla Palestina al Nuovo Mondo. E alla fine ti affezioni ai due e non puoi far altro che sperare in quell’unico e (già rivelato) finale anche se resta la consapevolezza di uno stile narrativo un po’ troppo schematico nel raccontare le sedute e il riepilogo dei fatti. Ma comunque l’autore non ci priva di riflessioni a carattere filosofico e spirituale. Dopo aver diretto a lungo il dipartimento di Psichiatria del Mount Sinai Medical Center a Miami, Brian Weiss ha aperto uno studio privato per la terapia di regressione e la psicoterapia spirituale e i suoi pazienti gli hanno servito su un piatto d’argento le storie da metter insieme nelle sue opere: dapprima la cosiddetta Catherine, musa ispiratrice per Molte vite, molte maestri, poi i nostri due. Costruisce brevi capitoli tutti preceduti da citazioni di alcuni tra i più grandi tra scrittori, poeti, filosofi – da Platone a Gandhi. Di quelle citazioni ad effetto che, una volta riposto il libro nella libreria, all’improvviso, anche a distanza di tempo ti viene voglia di riprenderle e starci a riflettere una serata intera. Di quelle che… ipnotizzano!