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The moneyman - La vera storia del fratello di Walt Disney

The moneyman - La vera storia del fratello di Walt Disney

In un albergo di lusso un anziano e compìto signore aspetta che la sua stanza sia pronta. Per scusarsi dell’attesa il concierge gli offre un drink mentre lo fa accomodare nella hall, assicurandogli che una cosa simile non succederà più. La sua solitudine è presto interrotta da una donna con una bambina: le due si siedono nella sedia accanto a lui e attaccano discorso perché lo hanno sentito chiamare “Signor Disney” e gli chiedono se per caso sia parente del famoso Walt… Dopo le presentazioni, la prima delusione: la bambina perde le staffe e lascia andare un calcio al signor Roy Disney, colpevole di averle confessato che suo fratello Walt non disegna più cartoni animati da circa trent’anni. Eppure lei lo ha visto realizzare “Mickey Mouse” in tv, come è possibile? Invece di alzarsi e abbandonare le due, offeso dal temperamento della bambina, Roy Disney inizia a parlare di sé e di suo fratello Walt, una testa calda anche lui. Racconta di quando, nei primi anni del Novecento figli di contadini come loro non potevano permettersi di seguire le proprie passioni, anche se il figlio più giovane era un vero e proprio talento del disegno. C’era bisogno di lavoro duro per portare soldi a casa, non si poteva perdere tempo dietro a queste sciocchezze. E quindi via a distribuire giornali, a trasportare carretti, a camminare nella neve, tutto pur di compiacere un padre autoritario che voleva abituare i figli a sopportare le fatiche della vita. Non è un mistero allora che appena raggiunta l’età necessaria Roy Disney avesse cercato di rendersi indipendente dalla famiglia e Walt si fosse rivolto a lui più che al padre per realizzare i propri progetti…

Su Walt Disney e la sua azienda se ne sono dette di ogni, spesso senza un grande controllo delle fonti, e visto che quest’anno ricorre il centenario della fondazione dei Disney Studios, può essere l’occasione per fare un bilancio più oggettivo del personaggio e delle sue pratiche aziendali. Nonostante infatti questa biografia a fumetti sia dedicata al fratello Roy, voce del racconto dall’inizio alla fine, in realtà parla soprattutto dell’azienda fondata dai due e del comportamento di Walt nella vita privata e sul lavoro. Ma parla anche del rapporto tra creatività e interessi economici, di quanto la Disney sia andata avanti per anni solo basandosi sui prestiti bancari e di quanto i cartoni animati o i personaggi dei fumetti oggi diventati classici fossero poco più di una rischiosa scommessa al loro concepimento. Per farlo gli autori utilizzano una ricca documentazione e ricostruiscono con fedeltà un ambiente storico, utilizzando le licenze narrative solo per far fluire meglio il racconto, rimanendo fedeli alla realtà storica e soprattutto ai personaggi, che sono presentati con tutti i loro pregi e difetti, compresi gli errori di scrittura o l’uso del turpiloquio che li caratterizzava. Il disegno è semplice ma realistico, non caricaturale, preciso nel restituire l’espressività dei volti e le ambientazioni dei luoghi. Nel complesso The Moneyman è un fumetto ben riuscito, che informa senza annoiare e offre il ritratto tra luci e ombre, ma senza giudizio, degli uomini che hanno influenzato il nostro immaginario.