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Morte e fama - Ultime poesie 1993-1997

Morte e fama - Ultime poesie 1993-1997
Negli strali di una polemica perenne contro la politica imperialista degli Stati Uniti, come nella ribellione incondizionata verso ogni forma di discriminazione possibile; nella denuncia aperta contro le degenerazioni dell’opulenza sociale, come nell’invettiva contro l’ipocrisia perbenista della classe media; nelle intemperanze della volgarità espressiva, come nei rituali stanchi di un’angosciata vecchiaia; negli eccessi di un egocentrismo sentenzioso e provocatorio, come nell’assimilata serenità del culto buddhista. Nel sarcasmo compiaciuto con cui osserva la propria fama brillare, come nel ghigno stanco con cui attende la morte imminente. Tutto in questi versi è vissuto in una maniera scanzonata e irriverente, che non prescinde tuttavia da uno spirito e da una sensibilità profondissimi. Da un trasparente sentimento di amore per la vita, pur avvertita in tutta la risibile assurdità della sua sostanza e nell’inevitabile peribilità del suo concedersi…
Morte e fama, concepito postumo per iniziativa degli amici di sempre Bob Rosenthal, Peter Hale e Bill Morgan, è un consuntivo che non tenta nemmeno di mettere ordine nella confusione della mente di Allen Ginsberg, poeta considerato negli Stai Uniti come l’icona assoluta della Beat Generation. Difficile, infatti, rintracciare in queste sue ultime poesie, composte tra il 1993 e il 1997 - anno della sua scomparsa - un estremo tentativo di sintesi poetica ed esistenziale. Impossibile rinvenire nei testi qui raccolti e dati nella traduzione di Leopoldo Carra e Luca Fontana il congedo luminoso di un autore la cui poetica esclude il campo dalla pura teoria e dall’astrazione. Di un poeta che al contrario pensa attraverso elementi concreti da una vivissima disposizione a stare nei particolari dell’esistenza. Ginsberg è stato nel Novecento probabilmente l’autore che più di ogni altro ha tentato di farci dimenticare che la poesia è un artefatto. Il suo stile e il tono metrico sembrano piuttosto orientati a riprodurre gli effetti della sonorità ripetuta della musica jazz, mettendo il lettore nella predisposizione a non lasciarsi irretire da un’attitudine interpretativa, a non cadere nel calco che oscura o appesantisce. Convinto che la poesia debba muovere verso la comunicazione più aperta e incondizionata.