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Mosaico criminale

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È una calda e soffocante giornata estiva. Alfonso, seduto nello studio del suo medico, è infastidito. Da circa un’ora è in attesa di farsi visitare dal dott. Silvagni per uno strano bozzo sul collo che, ormai ingrossato, desta preoccupazione. Come sempre accade quando è sovrappensiero, parte automatico e quasi involontario, il giochino mentale del “cosa farei se mi restassero tre mesi di vita”. Superata la soglia dei quarant’anni, una malattia improvvisa potrebbe rientrare nella statistica delle infelici probabilità. Fortunatamente nulla di grave, si tratta solo di una cisti. Una buona giornata lo attende, come preannunciato anche dall’oroscopo. Si sente sollevato perché nessun radicale cambiamento minaccia di stravolgere la sua prevedibile quotidianità. Alfonso sceglie di mantenere un basso profilo, di non farsi notare, di non eccellere nella vita personale e professionale. Mai esagerato, mai fuori dagli schemi, mai desideroso di “alzare l’asticella” e definire obiettivi più ambiziosi… Martina si sveglia con un gran mal di testa, amplificato dall’umidità tipica delle grigie giornate autunnali. È un dolore relativamente nuovo ma ben riconoscibile. Dopo l’aggressione e il coma, spesso le capita di dover sopportare queste terribili emicranie. La donna in carriera, forte ed autonoma, dinamica e orientata al raggiungimento di ambiziosi traguardi, sembra ormai un lontano ricordo. “L’aggressione le aveva tolto le forze che servivano per mantenere in equilibrio il suo sistema”. La paura non intende abbandonarla e persino una tranquilla passeggiata in pineta le richiede un grande sforzo poiché ogni minimo rumore la mette in allarme. Ha uno strano presentimento, teme di essere nuovamente in pericolo…

Un esordio veramente sorprendente quello di Nicolò Bertaccini. L’autore ravennate, psicologo, appassionato di motociclismo e collaboratore della rivista “InMoto”, con il suo primo romanzo è capace di coinvolgere il lettore, mantenendo vivo l’interesse dalla prima all’ultima pagina. Due protagonisti profondamente diversi e ottimamente caratterizzati. Persone comuni che rimangono invischiate in situazioni pericolose, come avviene nei romanzi noir più riusciti. Alfonso Campana, un quarantacinquenne sposato senza figli, impiegato bancario, rappresenta l’uomo ordinario per eccellenza, anonimo e prevedibile. È intelligente ma non si sforza di dimostrarlo. La sua brillante ironia è l’arma più efficace, funzionale per mantenersi a distanza da persone e situazioni che richiedono eccessivo coinvolgimento e una maggiore responsabilizzazione. Una vita preconfezionata, abilmente pianificata dalla moglie Isabella. È lei che decide come distribuire gli impegni di famiglia, anche nel tempo libero. Nell’immobilità apparente, Alfonso è però insofferente, nel profondo vorrebbe, anche solo per una volta, lasciarsi andare. Proprio quando perde il controllo e, audace come non mai, cede alle avances di una collega, il suo castello di carte crolla spaventosamente. Martina Santini, la seconda protagonista del racconto, è una bella e brillante consulente finanziaria. Contrariamente ad Alfonso, è una donna ambiziosa e determinata, indipendente al limite della cocciutaggine. Da poco separata dal marito, vuole godersi finalmente la vita con leggerezza, spontaneità, senza troppi pensieri. Martina, in seguito ad una terribile aggressione, scopre invece la sua vulnerabilità più nascosta, la paura le rimane cucita addosso. Due sequenze narrative che definirei divergenti ma complementari e che Bertaccini incastra alla perfezione. Alfonso, l’uomo che amava la sua rassicurante normalità e si ritrova imprudentemente coinvolto in un’indagine criminale. Martina, dapprima una donna risoluta, si scopre ora fragile ed impaurita sapendo di aver “avuto a che fare con dei professionisti al soldo di una organizzazione”. Un romanzo avvincente che si sviluppa su due piani temporali differenti, prima una Ravenna estiva, insopportabilmente afosa, poi autunnale grigia ed umida. In un’intervista per “RavennaeDintorni.it” l’autore racconta: “Avevo bisogno di una comfort zone, ossia di ambientare le storie che volevo raccontare in un posto che conoscevo su cui ero sicuro di non fare errori, che è la stessa ragione per cui uno dei due protagonisti, Alfonso, ha l’abitudine di correre, come faccio io al mattino”. Un noir schietto e cupo, una trama inaspettatamente claustrofobica, un finale che ci lascia a bocca aperta. Nella città dei mosaici, il maresciallo Fantini e la PM incaricata di dirigere le indagini proveranno a ricomporre le tessere di un complesso disegno criminale non trascurando che i soldi rappresentano sempre un movente.