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Mosè

Mosè

L’illuminazione che i buddisti trovano nella luce di Siddharta o l’unione che i cristiani ricercano all’ombra della croce, gli ebrei le ritrovano nella Torah di Mosheh. Lo fanno quanto in maniera quasi inconsapevole, per connaturalità al limite del genetico. La tradizione insegna infatti che ogni figlio d’Israele, prima di nascere, conosce a memoria tutta la Torah, da Bereshit fino all’ultima parola della Rivelazione profetica. Alla nascita poi un angelo, premendo su una fossetta del neonato, fa dimenticare tutto al nascituro per dargli la gioia di impararla di nuovo daccapo nel corso della vita. Una storia di liberazione, unità e salvezza. Mosè rappresenta l’emblema vivente di tutto questo processo, una figura che vive nel patrimonio genetico e spirituale di ogni israelita. In ogni luogo della diaspora infatti, così come a Sion, l’unica regola di vita intangibile si trova sempre nelle seicentotredici mitzvot dei cinque libri del Pentateuco, la cui paternità appartiene al Signore Elohim e la cui scrittura è da attribuirsi al sommo rabbi Mosheh, otto secoli prima di Buddha e tredici secoli prima di Gesù...

André Chouraqui è stato uno scrittore e filosofo ebreo algerino- Ha studiato Diritto a Parigi e successivamente ha frequentato l’Ecole Rabbinique de France e nel frattempo ha preso parte alla resistenza contro l’occupazione nazista. Nel 1956 si trasferisce in Israele, dove arriva a diventare consigliere personale del primo ministro David Ben Gurion nonché sindaco aggiunto di Gerusalemme. La sua opera più considerevole sta nell’aver tradotto e commentato l’intero corpus delle Scritture abramitiche ossia Torah, Vangeli e Corano. Questo su saggio sulla figura di Mosè è stato, per sua stessa ammissione, molto impegnativo per via dell’eccezionalità del personaggio in questione. Per Chouraqui infatti parlare di Avraham, di David o di qualsiasi altro profeta o apostolo della Bibbia sarebbe più semplice, per via della loro condizione perfettamente circoscrivibile alla natura meramente umana del personaggio. Per Mosè questo approccio non vale. Mosè è forse stata, pur con tutte le sue imperfezioni, la figura di essere umano più elevata di sempre. L’unico essere umano ad avere visto il Signore, seppur solo di spalle, e colui il quale ha donato la Legge al popolo ebraico. Il volume analizza la sua figura attraverso le tappe del bambino, dell’omicida in Egitto, del liberatore ribelle e quindi del Legislatore nel nome del Signore. Il tutto con rimandi continui alle altre grandi religioni monoteiste. Il tutto con una precisione teologica e linguistica magistrale che ne fanno uno dei più precisi saggi religiosi mai prodotti.