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Mozart in viaggio verso Praga

Mozart in viaggio verso Praga

È l’autunno del 1787 e Mozart sta viaggiando, accompagnato dalla moglie, alla volta di Praga, dove dovrebbe far rappresentare il Don Giovanni. La carrozza a tre cavalli su cui i due viaggiano verso il terzo giorno, ormai lontano da Vienna, si accosta a un paesello nei pressi del quale spicca il castello del conte di Schinzberg, nelle cui vicinanze si trova una locanda, dove decidono di sostare. Introdottosi nel parco del castello per una breve passeggiata, Mozart, senza badarci più di tanto, ghermisce un’arancia da un albero; pare però che quell’albero sia un dono destinato dal conte a una festa: subito un giardiniere sbuca fuori allarmato, al che Mozart decide di scrivere sul momento un breve messaggio di scuse indirizzato alla contessa. Venuto a sapere che l’intruso altri non è che il celebre compositore, il conte pensa sia meglio invitarlo personalmente per un momento conviviale presso le proprie stanze, dato peraltro che la nipote Eugenie è una sua grande ammiratrice e canta, suona, passa quasi l’intera giornata al cembalo, conosce tutte le sue opere a memoria, e avrà sicuramente piacere di conoscerlo dal vivo. Pare che quell’albero di arancio per la famiglia del conte abbia un particolare valore affettivo: da sempre, infatti, è stato congiunto alla memoria secolare di una donna eccellente: la moglie del nonno dello zio del conte, infatti, una certa Renate Leonor, lo ha ricevuto in dono, un giorno di tanti anni prima, in forma di piccolo ramo d’arancio, dalla marchesa di Sévigné...

Partendo da una circostanza fittizia, Mörike sviluppa un racconto idilliaco dalle tinte fiabesche che ricostruisce una giornata tipica di Mozart. Il fiabesco era abbastanza frequente nella letteratura tedesca dell’epoca (si pensi, ad esempio, alla Vita di un perdigiorno di Joseph von Eichendorff, apparso a Berlino nel 1826): il Mozart di Mörike - che sarà pubblicato più tardi, nel 1856 - sembra ribadirne vari aspetti - lo sguardo trasognato e malinconico sul mondo, l’idillio dei boschi e del viaggio, il presagio della morte - che erano preminenti nelle forme della narrazione romantica. Mozart viene descritto assai dettagliatamente; per quanto non trascurasse mai un invito per uno svago, e quindi apparendo come una natura ardente, amante della vita e sensibile oltre ogni dire al creato e alle più alte conquiste dell’intelletto, pareva mancare, nel suo intimo, di una vera serenità: il presagio della sua morte prematura è forse il tema esoterico del racconto, che pervade in maniera pacata le varie fasi della prosa, amalgamandosi sapientemente, in maniera sotterranea, alle descrizioni delle scene conviviali: è stato ribadito più volte, del resto, che è proprio questo presentimento della morte, che si diffonde lungo tutto il racconto, a renderlo fiabesco. Nel 1856 anche il compositore Robert Franz, fra gli altri, scrisse una lettera a Mörike per esprimergli la sua piena ammirazione: perchè questa novella, a suo dire, aveva finalmente cancellato dall’immagine di Mozart i tratti filistei con cui l’avevano alterata altri biografi come Otto Jahn.