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Müchela, Iena

muchelaiena

Il sagrato di una chiesa circondata da sterpaglie. Sole e caldo a far dispetto alle giacche e alle cravatte di circostanza. Bottiglie di plastica e rifiuti scoloriti dallo stesso sole ostile che violenta quelli dovrebbero essere “spazi verdi”. Un funerale. Requiem per una vita che nessuno avrebbe scommesso durasse di più. Mirko torna nei luoghi della sua adolescenza. Quella fatta di biciclette e scontri. La rabbia da materializzare in un nemico. Magari un nemico uguale a te. Un disperato come te. La parte Vecchia contro le case dell’Incis. “Però non è che dobbiamo fare tutte ‘ste moine. Andiamo nella parte vecchia, mica in Jugoslavia”. Le risse, l’incapacità auto-imposta di mettersi nei panni degli altri. Nonostante la paura e lo schifo. La crudeltà come antidoto alla propria incapacità di capire. Il Sud e il Nord. “Ti va se usciamo a fumarci una sigaretta?”, è Palmiero, antico ex compagno divenuto ex nemico a scrollare la spalla di Mirko… La Banda del Nord, i Verdi, quelli delle Case popolari. Tutti a contendersi la supremazia del niente. Cosa resta? Un rancore ancora vivo, il rancore e la rassegnazione irrisolta dei “dannati, figli del marcio, suppurazione della periferia. Siamo questo e lo saremo per sempre”…

Un’arma vincente di Müchela, Iena viene giocata subito e bene contravvenendo alle regole della maggior parte dei manuali di scrittura: ambientazione, epoca e contesto restano indefiniti per i primi tre capitoli. È proprio questo a stimolare l’appetito di lettura e la fame di decifrazione. Visti gli scorci e le belle inquadrature narrative così scarne eppure cariche di tensione, si avverte la necessità di capire dove e in mezzo a chi siamo capitati. E così si va avanti finché non ci si ritrova dentro la storia. Una storia che senza cesure nette sfuma alternativamente tra i primi anni Novanta e i nostri giorni senza che la narrazione ne soffra. Perché è scritta bene, con immagini efficaci, anche se con dialoghi da ricalibrare (punto debole di molti romanzi italiani: i dialoghi!!!). Una storia di formazione ed esito fatta di strada, di agglomerati suburbani senza senso, razzismo, bullismo, tensioni sociali, contraddizioni e giravolte come causa ed effetto di quella perdita di memoria storica che più attuale non potrebbe essere. Un Grande Freddo (film dell’83 di Kasdan), il cui rimando è suggerito dalla circostanza del funerale che diventa occasione di re-incontro, di un “come eravamo”, di un prima e un dopo. Un grande freddo però senza alcuna connotazione goliardica e senza neanche la malinconia della perdita degli ideali. Questa sorta di “enorme gelo” assume una forma ancora più nichilista e desolante per chi non ha perduto gli ideali per il semplice fatto di non averne mai avuti. Di non avere avuto la capacità di costruirseli: “In fondo non eravamo altro che poveri cristi con troppe croci addosso e zero possibilità di resuscitare”. No, nessuna autocommiserazione, la storia del prima e del dopo viene svelata poco a poco in parallelo, con misura costante e capacità di coinvolgimento, componente questa, rafforzata dal fatto che probabilmente molti lettori troveranno qualcosa di familiare e conosciuto nelle circostanze narrate anche se forse, per farle risultare più autentiche, sarebbe stato opportuno dare un’abbassatina ai toni conflittuali nei rapporti dei personaggi da adulti e utilizzare invece una terminologia meno aulica e più da strada nei dialoghi tra ragazzi. Insomma, lo scenario da gang di Los Angeles o da guerra civile suona un tantino eccessivo nelle azioni e stride con le parole. Altra perplessità: c’è da dubitare che l’Italia abbia avuto caduti sul fronte nel 1939 (pag. 107), visto che è entrata in guerra nel 1940… in concreto: tra una cosa e l’altra, dopo pagina 100 il romanzo comincia a cedere in qualche punto senza tuttavia crolli strutturali per poi risalire nel finale. Per chi invece avesse qualche perplessità già a partire dal titolo poco attraente: “Müchela”, nel dialetto della zona in cui la storia si svolge significa “Smettila-falla finita-dacci un taglio”; chi sia invece la “Iena” lo si potrà scoprire leggendo questo buon romanzo.