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Mura amiche

muraamiche

La stanza d’ingresso di una casa preannuncia la memoria della vita ormai vissuta rimasta impressa nelle mura, è il luogo dove cercare rifugio e stabilità. All’interno non appaiono quadri o decorazioni posti sulle pareti, che restano lisce ed essenziali; nello spazio racchiuso, recintato come un orto o raccolto come un alveare, le mura riscaldano l’anima, sono fonte di pace e serenità “Sono nude vite / sono mura amiche”… Le parole del poeta sono come le pietre di un arco, che lo compongono posizionandosi una sopra l’altra, creando una struttura solida ma allo stesso tempo ancora essenziale “Sento congiungersi come mani / le pietre dell’arco”. De Santis vorrebbe compenetrarsi in questa struttura, divenire parte di essa e fermare il tempo in un momento di stasi del vento che trascina le cose, un momento di totale stabilità ed equilibrio… Il movimento del palmo della mano che picchietta su una superfice nervosamente comunica un desiderio, un appetito da soddisfare, come fa ogni altro movimento del corpo. È ricco di messaggi da trasmette. Poi la fantasia vaga e conduce verso il paragone con l’esterno. Per istinto il poeta è sempre alla ricerca della pace, adesso ritrovata disteso su un molo; si può uscire da un luogo sicuro, le mura amiche della casa, ma poi si finisce per rientrarci per tornare a godere della stabilità nei momenti di solitudine. Perché “… la forma creata che si oppone all’agonia.” si percepisce proprio nella solitudine della notte, quando la realtà vissuta impressa nelle mura emerge persino da un chiodo destinato a sorreggere altra materia. I ricordi sono tangibili anche se legati a piccoli eventi, come un bicchiere di vetro in frantumi che si macchia del sangue delle ferite di chi cerca di raccoglierne i resti o una ragazza che si ostina a cantare canti liturgici, “…imbecille guerra che diluisce la morte.” Le cose possono essere annoverate dalla luce di una torcia, i pensieri si possono diffondere nell’ambiente e rendere il poeta cosciente della sua purezza emotiva, che si lega all’indifferenza: il silenzio è un bene da rivalutare, non chiede particolari abilità, non chiede prestazioni notevoli, è un ritorno a uno stato piacevole, niente più…

Quella di Alessandro De Santis non è una poesia facile da leggere e tantomeno da interpretare; a un primo approccio il linguaggio mai complesso e mai caratterizzato da intellettualismi inutili, comunica un messaggio che potrebbe apparire non del tutto chiaro. Il legame tra ricerca formale ed elaborazione del contenuto – senza dubbio l’aspetto centrale della poesia, assai complesso da realizzare – potrebbe sembrare carente. Per capire è necessario, forse più del solito, addentrarsi nell’universo tematico esposto dall’autore, prendere confidenza con il suo modo di giocare con le immagini e le parole, cercare di porsi sul suo punto di vista. Uno sforzo che il lettore deve fare, anche se si renderà conto che questa poesia a livello semantico mantiene alcuni lati oscuri, forse non del tutto chiari nemmeno a chi scrive. Specialmente quando si citano oggetti e situazioni in successione, che nel loro apparire spesso descrivono un universo caotico portatore di un messaggio sfuggevole: sembrano accostati addirittura casualmente. In questo turbine di immagini e sensazioni, De Santis inizia la sua raccolta descrivendo la casa come un luogo sicuro, specialmente per l’esperienza dell’autore, poi esce all’esterno, cerca il contatto con un mondo da capire, per infine rientrare nell’oggetto primario della sua poesia. E sicuramente la varietà delle condizioni emotive e della vita quotidiana è ben delineata, pronta a colpire anche un lettore disattento che però non può evitare di riconoscere la situazione in cui sembra calarsi l’autore. Alessandro De Santis è nato a Roma nel 1976. Dopo la laurea in Storia Moderna e contemporanea, si è dedicato alla politica e oggi è assessore alla Cultura e alle Scuole a Lanuvio, paese dei Castelli Romani. Per le Edizioni Socrates ha lavorato come editor alla collana Luminol per la narrativa italiana breve. Come autore la sua prima raccolta di versi dal titolo Il cielo interrato è stata pubblicata dalle Edizioni Joker nel 2006, seguita da Metro C per la Manni Editore nel 2013 e due anni dopo da Il verso del taglio, pubblicato nel XII Quaderno di poesia italiana contemporanea edito da Marcos y Marcos.