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Mussolini e i ladri di regime

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Il 25 luglio del 1943 Mussolini venne arrestato. Il 5 agosto del 1943 Badoglio istituì una commissione che aveva il compito di indagare sulle ricchezze – enormi - dei gerarchi fascisti. Una commissione che di fatto otterrà ben poco, dei centodiciotto miliardi di profitti illeciti scoperti l’Erario ne recupererà solo diciannove. Ma accenderà un riflettore su storie incredibili, su ingenti patrimoni, ville, feste, raccomandazioni e, soprattutto, darà un ulteriore colpo mortale alla considerazione che il Duce voleva che il popolo italiano avesse del Fascismo: un movimento nato per fronteggiare chi aveva approfittato di un sistema amministrativo senza controllo creato per snellire le pratiche burocratiche durante la Prima Guerra Mondiale ma che aveva finito per favorire sciacalli e corrotti. Un popolo stanco e affamato dalla guerra scoprì che quella classe dirigente che chiedeva sacrifici per la Patria poi aveva la cantina piena di ogni ben di Dio tanto da essere poi ribattezzata «classe digerente». Ma chi erano i «ladri di regime»? Tra i traditori dell’ideale fascista e profittatori ci sono praticamente i nomi più illustri tra i gerarchi, da Pavolini, Ministro del MinCulPop protettore e amante della diva del cinema Doris Duranti, a Farinacci, il ras di Cremona. Neanche Mussolini e la sua famiglia rimasero indifferenti alle lusinghe del lusso e della ricchezza. Quando cadde il Duce non era certo l’uomo frugale che conduceva una vita semplice come voleva far credere, ma un facoltoso proprietario di terreni con immobili e una tipografia per un valore complessivo di circa due miliardi…

Mauro Canali e Clemente Volpini ricostruiscono i percorsi tortuosi tra mazzette e prestanomi della spropositata ricchezza trovata nelle tasche dei gerarchi fascisti dal 1922 alla caduta di Mussolini grazie ad un accuratissimo e documentatissimo lavoro di indagine e di studio di tutto il materiale raccolto dal Ministero delle Finanze e dalla Polizia giudiziaria durante le inchieste svolte a partire dal 1943. Inoltre, hanno potuto usufruire dei Fondi versati all’Archivio Centrale dello Stato, mai consultati prima, che hanno consentito di ricostruire una pagina finora molto chiacchierata, certamente sospettata, ma poco chiara e conosciuta. Da uno storico del valore di Canali, professore di Storia Contemporanea all’Università di Camerino con all’attivo pubblicazioni importanti come Il tradimento. Gramsci, Togliatti e la verità negata, vincitore del Premio Capalbio 2014, e Volpini, autore televisivo e documentarista, consulente e ideatore per Rai Storia, nasce un libro interessante che associa alla narrazione storica anche curiosità singolari come il racconto degli sberleffi e dei versi satirici scritti contro Ciano. Una piacevole lettura che, grazie alle numerose note e riferimenti, può diventare anche fonte di studio e di documentazione.