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Nada

Nada

Andrea scende alla Estación de Francia quasi a mezzanotte. Nessuno l’aspetta, perché era atteso che arrivasse la mattina ma un imprevisto ha cambiato i piani. Non ha nessun timore, anzi è animata da un allegro senso di libertà: poco più che adolescente, ha finalmente lasciato la campagna dove ha vissuto per trasferirsi a Barcellona, a casa della nonna, una casa di cui porta dolci ricordi di bambina. Mentre sale le scale, qualcosa nel presente di quell’edificio comincia a divergere dai suoi allegri ricordi, generando in lei una lieve inquietudine. Quando la porta di casa si apre, l’amara conferma: l’aria è soffocante, odora di vecchio e stantio, la nonna stenta a riconoscerla, la domestica è spaventosa e la zia Angustias sprizza severa rigidità da ogni poro. Sporco ovunque e trascuratezza, a un livello che neppure l’estrema povertà giustifica fino in fondo. Mobili accatastati, cianfrusaglie e abbandono. Gli abitanti della casa non sono da meno: Román, uno zio, non fa che insultare malamente la cognata, Gloria, che gli risponde a tono senza sentirsi in imbarazzo. Juan, l’altro zio, marito di Gloria, litiga furiosamente con il fratello, arrivando a parolacce e bestemmie che, in egual misura, riserva anche alla moglie. Nel mezzo di queste furiose, continue liti, la nonna, minuscola, quasi trasparente, che prova a stemperare ogni discussione con parole gentili e il piccolo di Gloria e Juan, che non fa che assistere piagnucolante a scenate di pazzia…

L’adolescenza è il momento della vita in cui tutto è possibile, in cui la maggiore libertà concessa dall’età concede lo spazio per vivere i propri sentimenti e costruire l’adulto che verrà. Il romanzo si apre con questo anelito di libertà, con la promessa di un futuro migliore, emozioni che ogni lettore potrà riconoscere. Bastano poche righe per sentire lo smarrimento, la delusione, la frustrazione amara che viene dal confronto con la realtà. Nella casa dove abiterà per un anno, Andrea è costretta suo malgrado a esplorare una gamma infinita di sentimenti, molti dei quali torbidi e foschi. Così, sotto la pelle di Andrea sentiamo crescere la convinzione che nulla di buono possa esistere, nada, come il titolo dell’opera. Eppure, appena fuori da quella porta che pare racchiudere in sé ogni bruttura, la vita scorre, un’altra umanità è possibile, anzi reale, solo che Andrea, indurita dalla sua esperienza, pare incapace di goderne. Sarà la vita stessa a trascinare Andrea nei suoi vortici, con le sembianze dell’amica di università Ena, con cui la protagonista costruisce un rapporto di amicizia profondo (in cui pure qualche fortunato lettore potrà ritrovarsi). Pubblicato nel 1944 da una Carmen Laforet appena ventitreenne, Nada è un romanzo di formazione crudele ma pieno di speranza, scritto con una mano felicissima che valse all’autrice il premio letterario Nadal nel 1945, anno della sua istituzione. Nada potrebbe essere stato scritto oggi, tanto è moderno lo stile e tanto sono universali i sentimenti della protagonista e degli altri personaggi. Una lettura senza tempo, scorrevole e intensa che grazie all’editore Cliquot, dopo tanti anni, possiamo riscoprire.