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Nannetti – La polvere delle parole

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L’infermiere è un mestiere difficile, ci sono certe giornate che proprio si vorrebbe stare da un’altra parte, soprattutto quando si svolge questa professione non in ospedale civile ma in un vero e proprio manicomio e forse, alla fine, non si è neppure davvero infermieri ma guardiani. E così che si sente Aldo Trafeli, che al manicomio di Volterra ci passa la maggior parte dei suoi giorni, rinchiuso quasi come fosse egli stesso un malato mentale tra sbarre, celle di contenimento e filo spinato, percependo per giunta un ben misero stipendio. E quando lui e suoi colleghi fanno presente a medici e a dirigenti che con quei pochi soldi loro proprio non riescono a curarli tutti quei poveri cristi, la risposta è cattiva, banale, misera: ma chi v’ha detto che dovete curarli, voi dovete sorvegliarli punto e basta. E così fanno, con turni diversi in padiglioni e piani diversi. Ma Aldo e i suoi colleghi di “matti” non sanno un bel nulla e quindi sbagliano o non fanno niente o si limitano a provare a fare qualcosa, quando le condizioni generali lo permettono. Ad esempio quando è brutto tempo gli ospiti del manicomio di Volterra non possono uscire all’aperto e allora restano dentro a girare intorno al tavolo del refettorio, una condizione di promiscuità e contingenza che finisce per scatenare zuffe e anche qualche rissa e allora Aldo come un buon guardiano più che un infermiere deve intervenire… e i giorni passano così, tra urla, malati da tenere sotto controllo, sbarre dappertutto. Fino a che l’infermiere guardiano un bel giorno non scopre un fiore nel deserto, qualcosa che potrebbe anche far gridare al miracolo, la Vita che si impone e si esprime in poesia e autodeterminazione pur in posto buio come il manicomio di Volterra dove chi entra, anche gli stessi addetti ai lavori, è semplicemente abbandonato a sé stesso…

Un vero libro-testimonianza quello di Paolo Miorandi che - attraverso le vite straordinarie di un infermiere e di un recluso in un manicomio - racconta dolori, speranze, vite parallele in un meraviglioso viaggio tra passato e presente in cui le descrizioni, i ricordi, la memoria arrivano a tratti sfumati e a tratti vividissimi a chi legge. Ferdinando Oreste Nannetti è autore, scrittore, filoso, poeta e cronista di un mondo tutto suo che narra sui muri dei padiglioni del manicomio dove è rinchiuso, un mondo stralunato e verosimile, circoscritto e galattico allo stesso tempo e lo fa incidendo l’intonaco con la fibbia della sua cintura. Un lavoro letterario che ha il sapore della pittura rupestre e che testimonia che il desiderio di esistere e di gridarlo al mondo può manifestarsi davvero ovunque. E pensare che erano anche altri tempi, quelli in cui si lasciava a un malato mentale rinchiuso in un manicomio di poter indossare una cintura con fibbia! Se così non fosse stato di F.O.N. classe 1927 (come ama firmare i suoi scritti Nannetti) non ci sarebbe pervenuta nessuna notizia, esattamente come è stato per tanti suoi compagni di “prigionia”. Il libro di Miorandi si intitola La polvere delle parole, ma in realtà si sarebbe dovuto chiamare la memoria delle parole, della parola scritta che, potente e immortale, è la sola in grado di non farsi annientare dal tempo. Nannetti quando scrive sui muri dell’istituto di Volterra si definisce ingegnere astronautico e minerario e a leggere questo libro si finisce con il pensare che tutti i torti non ce li ha, con la testa alla luna e alle stelle e la fibbia ai muri della sua prigione di cosmo e di pietre lui ne sa forse molto più di tanti altri. Miorandi ha fatto un lavoro straordinario, da vero “ricercatore” così come un lavoro di grande fascino ed emozionante lo ha fatto il fotografo Francesco Pernigo, che lo ha accompagnato in questa avventura e le cui immagini sono il perfetto corollario a un volume che emoziona, e non poco.