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Napoli 2122

Napoli 2122

In un ufficio, tra archivio e sportello, nella Napoli del 2122 lavora Claudio. La città dalla storia millenaria è ormai sott’acqua, si vive nell’entroterra, nei CAP: Campi Abitativi Periferici. Claudio è un impiegato dotato di senso del dovere e di tanta pazienza, uno di quei napoletani che spiccano per i buoni principi. Il suo lavoro è occuparsi di pratiche banali ma in affari economici cruciali: è la missione dell’Istituto Nazionale Voucher. Da quando il denaro è stato destinato soltanto per i beni secondari e voluttuari, i voucher sono diventati lo strumento chiave dell’economia, con essi si può barattare ogni servizio primario. Nonostante il lavoro si svolga 24 ore su 24, quella sera Claudio è libero. Così, quando rientra al suo monolocale di 25 metri quadri, compie gesti abituali e sani: attiva le luci a comando mentale, si lava le mani e il viso, sceglie una cena con ingredienti bilanciati - ferro, zinco, fosforo e iodio - e si concede di accendere anche una candela e il giradischi vintage. Tutto sembra perfetto per accogliere Luisa, la compagna. L’obiettivo della serata pianificata con la compagna è impegnativo: occorre parlare di una figlia, il tempo sta per scadere. Sebbene il sesso degli esseri umani, negli ultimi decenni, sia diventato orami privo di importanza, loro desiderano un discendente che assomigli a una femmina. Non essendo ricchi, non possono godere delle svariate possibilità di assicurarsi un quoziente intellettivo elevato e tanto meno esprimere preferenze per un determinato tratto caratteriale. Possono scegliere i tratti somatici in base alle disponibilità in voucher, mentre per il nome non hanno fretta: dal momento dell’acquisto di un figlio, di solito, occorrono nove mesi per la consegna…

Quando Huxley, Orwell e Philip Dick ponevano i mattoni fondamentali della letteratura distopica non avevano a disposizione i dettagliati rapporti intergovernativi sul climate change, né esistevano i big data che oggi permettono di fare proiezioni sugli eventi demografici e sui progressi della medicina. I grandi della letteratura fantascientifica che ci hanno trasmesso paurose (ma affascinanti) visioni sul futuro contavano solo su una infinita immaginazione. L’autore di questo romanzo, Nicola Iuppariello, oltre a una scorta di fantasia, conosce la letteratura scientifica su questi temi pur occupandosi di musica per professione. La Napoli del 2122 è terribile ma plausibile, forse non peggiore del resto del mondo, devastato da temperature infernali, desertificazione, migrazioni colossali, inondazioni, oltre a una mal gestita longevità e a politiche sociali che sono anni luce lontane da una pur pallida idea di etica. Insomma, gli ingredienti per immergersi in una storia ben costruita, ricchissima di dettagli, ci sono tutti. E il riferimento a un luogo (che è persino personalità) come Napoli rendono la distopia ancora più invitante. In quella città, con cotanto scenario disumano (o postumano), c’è spazio per descrivere e trasmettere emozioni e speranze. A conferma che l’essere umano potrà adattarsi, piegarsi al futuro più estremo e inquietante ma faticherà a cedere l’ultimo, seppur piccolo, milligrammo di umanesimo che coltiva da decine di migliaia di anni.