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Nate sotto una cattiva luna

Nate sotto una cattiva luna

Bodoloi, 1928. Basilia Pistichinzu amoreggia con Venanziu Serathula nella vigna di Crapistos, ma gli promette di concedersi completamente solo dopo il matrimonio. Afferrato un grappolo di moscatello gli propone un gioco e lui, pazzo di desiderio, accetta. Basilia vuole avere un figlio per ogni acino addentato e, quando termina il succoso grappolo, sono ben nove i figli promessi. Proprio quel giorno il podestà garantisce a chi è più prolifico un sostegno economico e maggiori viveri, così i due stabiliscono di sposarsi il 13 ottobre dello stesso anno. Basilia resta incinta, sotto il letto custodiscono un sacchetto pieno di grano e una conca di sughero, dono di don Ciriaco Pisile, come augurio di prosperità familiare. La giovane coppia però non sfugge ai pettegolezzi, infatti Venanziu è più basso della moglie di circa trenta centimetri e le battute su ben altre dimensioni sono frequenti. Nei mesi della gravidanza l’uomo asseconda tutte le voglie della moglie, che diventa incredibilmente grossa, al punto da avere bisogno di una stampella per camminare, anche se l’ultimo mese è costretta a passarlo a letto. A supportarla c’è la maestra di parto, la signora Donisia Carchina, una zitella talmente brutta da essere derisa dai bambini per strada, che la scambiano per la mamma del demonio. La sfortunata donna è inoltre afflitta da una fastidiosa incontinenza ed è costantemente avvolta dall’odore persistente dell’urina. A fine luglio 1929 giunge il momento del travaglio e Donisia aiuta Basilia a portare a termine il doloroso parto. Sono momenti terribili, tra le cosce insanguinate della donna sbucano una, due, tre, nove teste. Sul letto vengono disposti uno accanto all’altro sei femmine piangenti e in buona salute e tre maschi avvolti dal silenzio della morte. Le donne concordano di mantenere il segreto sul reale numero dei figli partoriti e mentre la madre si prepara ad annunciare al padre l’arrivo delle sei figlie, la maestra di parto nasconde nella sua borsa le creature senza vita...

Salvatore Niffoi nasce a Orani in provincia di Nuoro nel 1950 e si laurea in Lettere a Roma nel 1976. Insegna alle scuole medie fino al 2006, anno in cui vince il Premio Campiello con il romanzo La vedova scalza (la sua prima pubblicazione, Collodoro, risale al 1997). È considerato un rappresentante della Nuova letteratura sarda ed è indubbio che nei suoi testi la lingua sarda e la lingua italiana coesistano dando carattere alla scrittura e forza alla rappresentazione di luoghi e persone della Sardegna. In questo romanzo, la cui ambientazione prende il via nel periodo fascista, gli eventi si sviluppano tra il paesino immaginario di Bodoloi, “simile a un catino arrugginito pieno di sassi, incuneato tra le colline” e quello di Morgiulai (qui la scena narrativa si sposta a partire dal 5 settembre 1940), luoghi circondati da una natura selvaggia quanto lo sono coloro che vi sono nati. Il fulcro della vicenda ruota attorno a uno stupro di gruppo, avvenuto in una celebre grotta dei dintorni del villaggio, e alle devastanti conseguenze di quella notte d’orrore sia per la vittima che per chi le sta accanto. Niffoi contrappone la furia del branco, rappresentato da uomini violenti, ubriachi e sadici, alla fredda determinazione delle sorelle Serathula, furbe e pazienti nel compiere la loro vendetta in nome dei genitori. Le gemelle crescono in un contesto sereno grazie a due donne generose che si prendono cura di loro: la levatrice Donisia Carchina e la biscottaia, Luisa Lentore. Tra i personaggi spicca anche la figura saggia e benevola dell’anarchico Mercuriu Salippa. Figure positive che lasciano il segno nelle ragazze, trasmettendo loro la forza con cui portano a compimento il loro destino. I personaggi sono tutti caratterizzati da un soprannome, attribuito in base a peculiarità fisiche o comportamentali, come se ciascuno avesse una doppia identità: quella ufficiale attribuita alla nascita e quella che il loro modo di essere e interagire con l’esistenza gli ha cucito addosso. Non manca nell’opera, come i lettori di Niffoi ben sanno, una puntigliosa descrizione dei luoghi attraverso aggettivi scelti con cura, capaci di stuzzicare sensi e immaginazione.