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Naufraghi del destino

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Spagna, 1941. Quella sera Fernando non ha propriamente scelto di partecipare alla festa per il ventiquattresimo compleanno di Antoñito, il fatto però è che il padre del ragazzo, don Antonio, è persona molto influente a Madrid e nel quartiere tutti lo rispettano, soprattutto da quando le forze di Francisco Franco sono riuscite a vincere la guerra contro i Repubblicani e ora che il potere del nuovo regime si è consolidato. Anche Catalina ci ha messo del suo per convincere l’amico di sempre a prendere parte a quell’evento dove promettono di esserci salsicce e vino a volontà anche se, di questi tempi, la stragrande maggioranza della gente del quartiere non può permettersi simili lussi e qualcuno si domanda come faccia don Antonio a procurarsi tali squisitezze. Ad ogni modo, trascinato dagli eventi Fernando si lascia convincere e così si trova a bere qualche bicchiere di vino mentre osserva l’amica d’infanzia, piuttosto brilla, ballare prima con lui poi con i due giovani più in vista del momento: il festeggiato Antoñito e Pablo Gomez, ufficialmente amici ma nella realtà costantemente in gara tra loro per qualunque questione, dalle più banali e alle più rilevanti. Il mondo di Fernando crolla quando, appartatosi in preda alla nausea per vomitare, scopre che Catalina si è nascosta tra le fronde degli alberi con il cosiddetto poeta americano, Marvin, che lui ben conosce perché ha combattuto al fronte, dalla parte dei repubblicani, insieme all’amico comune Eulogio. Irritato con Marvin e arrabbiato con Catalina per il pessimo comportamento dimostrato, Fernando inizia a covare una bruciante gelosia che si va ad innestare peraltro in un periodo assai complicato per la sua famiglia. Dopo la vittoria di Franco, l’incarcerazione del padre Lorenzo - proprietario dell’Editorial Clasica - e la mancanza di soldi sufficienti a mantenere se stesso e sua madre riuscendo a risparmiare quel tanto che è necessario per pagare l’avvocato nella speranza di riuscire a ridare la libertà al padre, ora a dare grattacapi a Fernando è anche la riscoperta diffidenza per Marvin. Il fastidio provato da Fernando per la vittoria dei nazionalisti lo porta spesso ad uscite rischiose, quasi fosse incurante delle conseguenze qualora qualcuno dei sostenitori di Franco lo sentisse e così più il tempo passa e più anche lui, come gli amici di sempre Eulogio e Catalina, inizia a meditare di lasciare Madrid in cerca di un futuro diverso, con un po’ di fortuna migliore di quello che gli si prospetta ora...

La giornalista e scrittrice madrilena Julia Navarro si imbarca in un progetto ambizioso: raccontare parte della storia politica di alcuni Stati facendo viaggiare i propri protagonisti tra diversi continenti durante momenti-cardine. Il risultato finale è un libro molto ampio in tutti i sensi, un volume ricco di pagine ed eventi in cui la parte storica si rivela essere il motore primario della narrazione, che però viaggia non sempre a regime. Se la situazione spagnola post Guerra civil viene trattata con grande precisione, al punto da essere la parte più affascinante del romanzo e anche quella meglio riuscita, i capitoli ambientati in altri Stati - soprattutto quelle riguardanti l’Egitto - risultano essere un po’ sottotono per quanto comunque attenti a garantire completezza di informazione. Comunque, visto il vasto impianto di ricerca e studio evidente dalla scrittura, una trattazione di alcuni eventi un poco più superficiale è del tutto comprensibile soprattutto quando nulla, come in questo caso, viene tolto alla godibilità e alla comprensione delle dinamiche del romanzo. L’obiettivo ancor meglio riuscito della Navarro è la creazione di personaggi a tutto tondo, credibili e fragili: anzi credibili proprio perché esseri fallaci e umanissimi. Dai protagonisti agli “antagonisti”, tutti alternano momenti di positività e trasparente linearità a reazioni sbagliate, pessimi comportamenti e azioni dubbie. Sono tutti personaggi grigi, insomma: nessuno completamente buono ma al tempo stesso neppure del tutto malvagio. Si tratta di uomini che possono uscire dalle pagine del libro e camminare tra di noi. Si empatizza con loro, ci si inalbera per i torti che subiscono e per le reazioni di chi consideriamo il “cattivo” di turno, e si vivono con loro le piccole gioie che riescono a racimolare. Poi, va detto, la scrittura aiuta molto l’economia del racconto: mai prolissa - neppure quando vengono fornite informazioni che già il lettore conosce: è sempre una ridondanza utile per non far perdere di vista il passato dei protagonisti e fornire una visione d’insieme su dove ci si sta dirigendo -, mai scontata e per questo in grado di risultare accattivante anche per chi normalmente disdegna un romanzo del genere.