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‘Ndo cojo cojo

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La giornata non promette bene: la prima goccia è appena scesa, sul collo, significativa, perché a volte una goccia può rovinare una giornata. Ma è una goccia solitaria, eretica quasi, che lascia gli amici al Bar Ciofeca interdetti e anche un po’ frustrati. Di sicuro nel gruppo c’è Torquato e poi Tito, Marmitta, Mariuccio, di sicuro ci sono altri del gruppo e tutti non sanno che fare, proprio per colpa di quella goccia, finché Marmitta... Beh, Marmitta fa uno scoreggione e rivolto agli altri si giustifica: “M’è cascata ’na goccia sur collo, hai sentito che rumore?”. Sembra essere il segnale non solo per una risata collettiva senza soluzione di continuità, quasi da convulsioni, ma anche per un diluvio che in pochi attimi bagna il gruppo di amici fino all’osso e li costringe a riparare in un piccolo negozietto di barbiere, dove ovviamente non entrano tutti e anzi devono subire anche i rimbrotti del titolare. Insomma, morale della favola, pur di non uscire sotto l’acqua, si mettono tutti in fila, con il sapone sulla faccia, pronti a farsi fare la barba dall’omino che sorprende il gruppo di amici con una mano delicata e piacevole. E pensare che nessuno ci avrebbe scommesso un soldo: piccolo, basso, con una pancia prominente e la “fiatella” che è meglio starsene in apnea quando ti sta vicino... Che fosse omosessuale? Ah, no, non si dice frocio, come pensano subito gli amici, ma “ghei” e forse anche il loro amico Torquato lo è un po’. Ma poi che vuol dire un po’? O lo sei o non lo sei e a dirla tutta la moglie di Torquato non si è mai nemmeno lamentata. È una gran signora lei, non fa altro che parlare della sua tata. Sulle prima si pensava che fosse tipo la Barbie, invece la tata è un lavoro di una che proprio lavorando permette alla signora di lavorare a sua volta...

Il sottotitolo è “Sonetti e sberleffi fuori da ogni regola” ed è il risultato di una ricerca condotta da moglie e figlie tra le scartoffie di Gigi Proietti. Un romanzo non finito, una caricatura, un altro disegno, una poesia, tutto rigorosamente in romano e tutto che ci fa stringere il cuore. Già, ci manca proprio tanto Gigi Proietti e sentirlo mentre legge al posto tuo ciò che ha scritto, fa ancora più male, non appena tenti un sorriso, ma realizzi che lui non c’è più. Hanno avuto dubbi, in famiglia, sul fatto che fosse giusto o meno proporre le “incompiute di papà” senza il suo permesso, senza la sua stesura definitiva, le sue correzioni, i suoi suggerimenti, ma in realtà non c’è niente di incompiuto, al punto che davvero è quasi possibile sentire la sua voce, la sua risata, quella capacità tutta sua di saltare da un argomento all’altro, ma senza che chi lo ascoltava se ne accorgesse. Ed è questo l’aspetto più importante dell’intera operazione di ricucire foglietti trovati in giro nel suo studio o messi da parte dalla moglie Sagitta, perché Gigi scriveva e disegnava in qualsiasi pezzetto di carta trovasse a disposizione. È il ricordare che ci permette di andare avanti e di far sì che chiunque abbiamo amato resti sempre con noi e onestamente, per quanto riguarda Gigi, “rifugiato poetico” (non sospettavamo nemmeno che avesse scritto tanti sonetti!), di rimanere ben presente nella mente di ciascun italiano, perché non è stato e non è soltanto patrimonio di Roma, ma di certo di ogni angolo di questo nostro Paese che non ha smesso di amarlo e di riempire i teatri, dove era il mattatore in palcoscenico! Quindi, ottima operazione e lavoro perfetto, dove si ritrova Gigi Proietti in ogni riga, con la sua ironia, la sua cultura, la sua profonda conoscenza dell’animo umano. E in alcuni tratti quasi sentiamo la sua risata.