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Neil Young - Walk like a giant

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Un viaggio a tutto tondo dentro i principali testi di Neil Young, per offrire una panoramica ad ampio spettro del suo modo di affrontare la vita e soprattutto di “dipingerla”. Ne scaturiscono riflessioni profonde sulle varie fasi attraversate da Young solista, senza per questo fare a meno di accennare, in varie importanti occasioni, all’influenza che ebbero su di lui i Buffalo Springfield e CSNY (di cui era una colonna). Viene perciò scandagliata una prima fase, di circa un lustro, a partire dall’esordio solista omonimo del ’68, in cui il rocker era ancora completamente immerso e concentrato nella filosofia hippie e nelle ideologie rivoluzionarie che permearono happening storici come Woodstock o isola di Wight o Monterrey; una seconda, ben più disincantata, in cui lui come tanti altri musicisti di quel periodo aveva patito il crollo e la disillusione degli ideali del 1968 ma intendeva continuare a sentirsi vivo ed abbracciò dunque un rock’n’roll dinamico e dal suono il più possibile poderoso; infine, una fase che, a momenti alterni, si può dire sia durata sino ad oggi, in cui la principale preoccupazione di Neil Young è stata quella per la tutela dell’ambiente. Tutto ciò passando ovviamente attraverso testi al vetriolo, diretti e sinceri, contro la guerra, contro Nixon, in memoria di rocker scomparsi come Kurt Cobain o liriche di riflessione dopo gli eventi dell’11 settembre 2001…

Pur se ottimamente scritto e meticolosamente documentato, questo Neil Young - Walk like a giant paga inevitabilmente lo scotto di tutte le discografie commentate o delle guide ai testi (come più propriamente in questo caso): è cioè inevitabilmente destinato soprattutto – per non dire soltanto – ai fan più fedeli dell’artista. E questo per le sue caratteristiche per così dire strutturali: un esame album per album, un viaggio attraverso il tempo in compagnia dei principali testi di ogni registrazione in studio del chitarrista, dunque articolato in quasi cinquanta step. Di ognuno dei dischi si prendono in considerazione, però, soltanto un paio di brani, e di questi vengono riportati solo gli stralci più significativi - o più precisamente quelli che introducono tematiche di volta in volta “nuove” per Young - consentendo così all’autore di non ripetersi, visto che l’impostazione resta più di analisi tematica che di indagine sulla struttura del testo (altrimenti avrebbe riportato le liriche complete, in numero significativo). In questo modo, però, si resta come sospesi a metà: l’analisi dei testi è per forza di cose incompleta e la scelta di limitarsi solo a questo aspetto di per sé restringe ancora lo sguardo. Una scelta precisa, ovviamente: qualora si fosse inteso scrivere un saggio capace di rivolgersi a qualsiasi lettore o almeno a qualsiasi appassionato di musica rock, Denti avrebbe probabilmente snodato il lavoro attraverso una suddivisione in aree tematiche. Ma, indipendentemente dalla vocazione del libro, ne va sottolineata senza dubbio la qualità e la precisione.