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Nel bianco

Nel bianco

Stanley Oxenford è il proprietario dell’Oxenford Medical, un istituto di ricerca scientifica e farmaceutica situato in un austero palazzo scozzese soprannominato “Cremlino”; tale centro analizza virus patogeni, che fungono da potenziale base per farmaci per malattie ancora prive di cura. Egli ama la ricerca, la serietà e la disciplina, è caparbio, ambizioso e competente, ed è riuscito, nel tempo, anche a diventare ricco col proprio lavoro. Antonia “Toni” Gallo è la responsabile della sicurezza dell’istituto; perspicace, forte, coraggiosa e atletica, divorziata da un po’ di tempo e segretamente innamorata del proprio “boss” da altrettanto tempo, anche se lui, vedovo da anni, sembra non accorgersene. Alla vigilia di Natale Antonia viene chiamata con urgenza al cellulare perché risulta sia stata rubata una cavia da laboratorio, precedentemente contaminata con il potentissimo MADOBA-2, un virus letale. Da rapide indagini risulta che il colpevole è uno degli addetti di laboratorio, animalista convinto, che finisce però per perdere la vita in poche ore proprio per via del contatto con l’animale sottratto. Pur riuscendo a far sì che il virus non si propaghi, Antonia si rende conto che l’Oxenford non sembra al di sopra di ogni sospetto quanto a sistemi di sicurezza, di cui lei è la diretta responsabile: non vuole perdere il proprio lavoro, non solo per dignità professionale ma anche per le accennate questioni di …cuore. A darle, in tal senso, gran filo da torcere sarà però proprio il figlio di Stanley Oxenford, Kit; tipo perspicace ma rovinato dai debiti di gioco, che lo hanno messo in cattiva luce e fatto litigare con tutto il resto della famiglia, in particolare il padre e le due sorelle, Kit finisce per mettersi in forzata combutta coi propri creditori, una gang di strozzini/piccoli mafiosi i quali sono stati assoldati da terroristi internazionali. Il compito di Kit, in quanto figlio di cotanto padre, è aiutarli a mettere le mani sul MADOBA-2 in modo da veder finalmente estinte le proprie ingenti pendenze finanziarie. Proprio perciò, non casualmente ma con somma sorpresa di tutti i propri familiari, Kit, per la prima volta dopo diversi anni, si ripresenta innanzi al padre, ai fratelli e a tutti gli altri parenti per trascorrere con loro il Natale in una villa fuori Glasgow, “nel bianco” di una costante nevicata. In realtà è l’unico modo per tentare di mettere le mani su un mazzo di chiavi del “Cremlino” che il padre custodisce gelosamente, primo passo verso la realizzazione del suo compito…

Nell’intraprendere la lettura del libro, in cui il virus da sconfiggere ricorda molto l’attuale COVID-19, ci si può facilmente convincere che l’avvincente inizio debba fare da premessa a un romanzo di tipo catastrofico/apocalittico, vista la tematica e il suo iniziale sviluppo: sorprendentemente, invece, ben presto la trama va a incentrarsi nella villa di Stanley, e qui rimaniamo pressoché per tutto lo svolgimento. Non è, di per sé, un difetto: semplicemente questo è un Follett dalla struttura più accessibile del solito, un romanzo in cui più che gli interrogativi sulla storia o sui massimi sistemi all’autore interessa scandagliare i misteri e paradossi delle relazioni umane, che di riflesso possono però avere effetti decisivi sul destino dell’intero pianeta. Aspetti anche del tutto ordinari nella vita di singoli o piccoli gruppi di persone diverranno fondamentali ai fini della lotta al virus letale e dunque del salvataggio della Terra. Proprio in questi paradossi l’opera a volte sfiora volutamente il grottesco o senz’altro il comico, nell’insieme risultando molto più “natalizia” (vista anche l’ambientazione) rispetto agli standard dell’autore; pur avendo forse Follett riversato in essa un po’ meno profondità del solito, l’abilità è indubbia nella caratterizzazione dei personaggi della famiglia Oxenford e delle loro reciproche e contorte beghe interne; è originale anche l’idea che due ragazzini senz’altro immaturi – il nipote di Stanley e una sua coetanea adolescente – abbiano abbastanza intraprendenza e coraggio da risultare decisivi nella conclusione di una vicenda così rischiosa; un po’ meno valida la descrizione dei caratteri dei “cattivi”, monodimensionali e, nel contempo, assolutamente goffi e imbranati nel loro agire. L’ultima parte si trascina un poco, anche a causa dei continui errori e litigi interni della gang, che danno luogo ad alcuni passaggi inutili ai fini della trama e soprattutto poco credibili. Risulta un lavoro da consigliarsi forse a chi inizia la propria conoscenza di Follett da questo libro, come piacevole contatto con l’autore nella consapevolezza di poter poi cimentarsi con opere di molto superiori. Il regista Peter Keglevic ha tratto dal romanzo una miniserie televisiva interpretata dalla nostra Isabella Ferrari, da Heiner Lauterbach e Tom Schilling.