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Nel modo in cui cade la neve

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Ivy Nolton è un’adolescente dagli occhi azzurrissimi e dalla pelle diafana, di una bellezza incantevole ma dai modi semplici e dall’atteggiamento timido e un po’ chiuso che la porta ad essere esclusa dai suoi coetanei. Ivy ha un rapporto quasi simbiotico con il padre Robert, che l’ha cresciuta da solo e al quale è molto legata. Purtroppo, dopo una lunga e sofferta battaglia contro il cancro, suo padre muore e Ivy è costretta a lasciare il suo Canada per trasferirsi in California dal suo padrino John. Ad aspettarla, nella nuova casa, c’è il figlio di John, Mason, con il quale la ragazza non riesce ad instaurare nessuna amicizia: infatti, il giovane sembra detestarla e non fa niente per nascondere quanto sgradevole sia per lui la sua presenza. Mason cerca di bullizzare Ivy in tutti i modi e di escluderla anche dalle sue amicizie e da tutti i divertimenti: tuttavia appare da subito evidente che il ragazzo, dietro la sua bellezza crudele e insidiosa, nasconde dei segreti e, soprattutto, delle motivazioni al suo comportamento sgradevole. Tra scuola, corsi di pittura e feste in casa, la vita di Ivy trascorre sempre nel ricordo del suo amato padre e nella sofferenza per non essere accettata da Mason, eppure qualcosa dentro di lei la spinge a cercare sempre la sua presenza e a provare a ricucire un rapporto che sembra terribilmente compromesso. A tutto ciò, si aggiunge l’invenzione segreta del padre di Ivy, che condanna la ragazza a essere inseguita da servizi segreti e associazioni criminali che vogliono a tutti i costi mettere le mani sul progetto di Robert, ossia il programma hacker “Tartaro”, capace di fornire accesso a qualsiasi informazione sensibile sul web…

Nel modo in cui cade la neve è l’opera seconda di Erin Doom, scrittrice italiana che ha fatto del mistero sulla sua reale identità un grande punto di forza e che è amatissima tra gli adolescenti e i ragazzi. Il suo fenomeno è nato sulla piattaforma di social reading “Wattpad” per poi approdare nelle librerie, conquistando con il suo esordio Fabbricante di lacrime il top delle classifiche di vendite per mesi. Ci si chiede il motivo di tanto successo, ma non è semplice trovare una risposta. Dopo la lettura di entrambe le opere della scrittrice, è difficile infatti trovare delle differenze significative nell’ideazione e nello sviluppo del plot: in entrambi i casi si tratta della medesima storia “hate to love” con pochissime variazioni sul tema. I due protagonisti insomma prima si odiano, si minacciano, si torturano psicologicamente e, infine, si amano terribilmente in un happy ending che sa – a dir poco - di già visto e di scontato. Le schermaglie amorose sono soverchianti, occupano gran parte della narrazione: rimane solo un piccolo spazio per il rapporto tra il padrino John e la ragazza e le varie descrizioni delle foreste del Canada che, invece, avrebbero potuto avere un peso maggiore. I lettori vengono lasciati in balia di Mason e Ivy e dei loro battibecchi quasi insensati: alla fine i disagi del ragazzo emergono, ma per rivelarsi anch’essi poco plausibili e sicuramente non frutto di una ricerca psicologica seria da parte dell’autrice. Un romance, quindi, esattamente come il primo romanzo e, forse, ancora di più: per chiunque voglia fare una scorpacciata di (buoni?) sentimenti e di stucchevole retorica è sicuramente una lettura adatta, a patto ovviamente di sospendere completamente il giudizio sulla credibilità della storia. Cosa che a quanto pare hanno fatto volentieri i ragazzi della generazione Z, che si sono precipitati da Tik Tok alle librerie per premiare Erin Doom.