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Nel tempo sbagliato

Nel tempo sbagliato

Genova, maggio 1994. Carlo Pizarro entra nell’ufficio di Bacci Pagano, investigatore privato, si siede davanti alla scrivania, accavalla le gambe e parla per mezz’ora di fila, impestando l’aria di fumo. Pizarro, nato a Genova, figlio di un barbiere di Voltri e di una commessa di fornaio della valle Stura, è probabilmente il primo della sua famiglia ad aver conseguito una laurea. È dottore in economia, veste con ricercata eleganza - gemelli in oro, abiti in lino firmati Armani e cravatte di seta Yves Saint Laurent - e ha accumulato una certa fortuna giocando in borsa. Fuma una Lucky Strike dietro l’altra e addolcisce il timbro della sua voce e l’alito con le pastiglie Valda. Quando finalmente si accorge degli scatoloni accumulati sul pavimento dell’ufficio, chiede a Pagano se sia in fase di trasloco. In effetti sì. Bacci si trasferisce a duecento metri da dove si trova ora. Ha trovato un’occasione imperdibile: due appartamenti contigui, al prezzo di uno, e ha deciso di acquistarli per farci casa e ufficio. Si tratta di un periodo di grandi cambiamenti per lui. Si è appena separato, non gli lasciano vedere sua figlia Aglaia e deve passare alla sua ex moglie parecchi soldi. Pizarro ha deciso di ricorrere all’aiuto dell’investigatore per capire cosa possa essere accaduto a sua moglie, Miroslava Rostova, detta Myra, ucraina di parecchi anni più giovane, laureata da un paio d’anni in lettere antiche con una tesi in letteratura latina sugli epigrammi erotici di Marziale. I due sono stati ad Arenzano per il fine settimana con l’intenzione di trascorrere una giornata al mare sulla barca a vela dell’uomo. Hanno preso il largo sabato mattina verso le undici, ma si è alzato il vento e all’una e mezzo sono rientrati in porto. Nel pomeriggio, la donna ha preso il sole in coperta mentre l’uomo si è recato in paese a fare la spesa. Hanno cenato sulla tolda, bevuto champagne e trascorso la notte in cuccetta facendo l’amore. Il mattino seguente, quando l’uomo si è svegliato, non ha trovato traccia della moglie e, insieme alla donna, sono scomparsi anche la borsa e i suoi vestiti...

Che i libri di Bruno Morchio - psicologo e psicoterapeuta genovese, premio Bancarella 2013 e autore di diversi romanzi che hanno per protagonista l’investigatore privato Bacci Pagano - siano belli, si sa. Con l’ultimo romanzo, in particolare, l’autore ha superato se stesso, offrendo al lettore una storia densa e avvincente, nella quale dialoghi e descrizioni si amalgamano sapientemente dando vita a un intreccio che cattura l’attenzione fin dalla prima pagina. Il nuovo millennio è dietro l’angolo e Bacci Pagano si trova a dover affrontare un doppio trasloco, anzi triplo. Da una casa all’altra, da un ufficio all’altro e da un millennio, appunto, all’altro. Il futuro appare quanto mai incerto e anche Genova - sempre protagonista di spicco delle storie di Morchio - sta cambiando abito, fatica a leccarsi le ferite e a ritrovare la propria vera anima. Bacci è inquieto e a disagio, avverte il timore di un vuoto che sembra pervadere ogni cosa e disegnare contorni vacui e indefiniti ovunque. È in questo clima di insicurezza e disorientamento che viene chiamato a risolvere un caso di scomparsa: un broker di mezza età - buone disponibilità finanziarie e un’evidente nostalgia nei confronti del passato - lo incarica di ritrovare la moglie, splendida venticinquenne ucraina che si è mantenuta agli studi lavorando in un night club, parla quattro lingue e traduce senza difficoltà dal latino, ha ottenuto un dottorato di ricerca all’Università e assomiglia a Sylvie Vartan. Bacci, per ricostruire il mondo della donna scomparsa, parla con chi l’ha conosciuta e ne ricava, a poco, a poco, l’immagine di un personaggio complesso, libero e vitale, così diverso dalla generazione cui l’investigatore stesso appartiene. Arrivare alla soluzione del caso è impresa ardua e fondamentali si rivelano i consigli di Mara, la giovane donna con cui Pagano ha intrapreso una nuova relazione e che sa, senza fronzoli né inutili giri di parole, metterlo di fronte a ciò in cui si è trasformato: un uomo impagliato. La sensazione di vivere nel tempo sbagliato è il filo rosso che collega ogni personaggio, così sapientemente tratteggiato da una prosa meticolosa e diretta: c’è chi vive nel rimpianto del passato, chi si sente sempre in anticipo o in ritardo e chi non riesce a sintonizzarsi con il tempo dei propri interlocutori e si rifugia nella sicurezza degli epigrammi del tutt’altro che romantico Marziale. Una lettura intrigante; un romanzo molto ben architettato; un personaggio che diventa sempre meglio definito e sempre più interessante. Un finale da dieci e lode per Morchio, del quale si spera di leggere presto un nuovo lavoro.