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Nel vento

Nel vento
L’atleta è fermo ai blocchi di partenza, fra poco correrà i suoi ultimi cento metri, la sua ultima gara. I soliti riti, la solita atmosfera e mille pensieri che vorticano dentro la testa. Ma sono pensieri che poco hanno a che fare con la performance agonistica, sono ricordi lontani, dolorosi. Il fratello che viene colpito dal padre con violenza sulla testa, il sangue, il ragazzo che esce di casa, affonda nel candore della neve e muore. Mentre è lì a controllare ossessivamente i lacci delle scarpette da corsa, l’atleta si rivede bambino - muto e inerte - incapace di muovere un solo muscolo per aiutare il fratello, per evitare che la tragedia si consumasse. Allora fu solo capace di raggiungere il campo sportivo dove sapeva che avrebbe trovato Stefano, il suo insegnante di educazione fisica. Sarà lui a occuparsi del bambino nei giorni successivi al lutto e sarà a lui che il bambino chiederà di insegnargli a correre. La corsa è la disciplina adatta, visto che non è bravo in nessun altro sport. La corsa va bene, perché correndo può lasciarsi alle spalle tutto l’orrore della sua vita…
Nei pochi minuti che precedono la partenza e nella manciata di secondi che dura una corsa di cento metri ci sta tutta una vita. Lo stadio, il pubblico, i fotografi, le televisioni e i corpi tesi degli atleti si mescolano con un passato che il lettore va scoprendo lentamente, grazie a flash back sapientemente montati. La taciturna tristezza del padre, uomo temibile e potente eppure così disabituato a sorridere. La controra dei pomeriggi estivi al mare, quando fra i due fratelli scattava una complicità impossibile in città. E poi Caterina, la donna amata e troppo presto persa. Su tutto il correre, la volontà di piegare un corpo e un’attitudine che forse non ne volevano sapere, a dover per forza raggiungere un livello atletico accettabile, che pure non ha mai portato risultati migliori di malinconici secondi piazzamenti. Meschinità, combine, doping, volontà di riscatto e liberazione si uniscono ai ricordi di una vita, con l’illusione di fuggire da un passato che inevitabilmente ti ritrovi davanti perché è più veloce di te. Romanzo stilisticamente interessante, sorretto da una scrittura sicura e coinvolgente. Tuttavia il gioco dei flashback, l’insistito espediente di introdurre elementi narrativi per poi abbandonarli subito dopo e riprenderli in seguito, alla lunga finisce con lo stancare un po’ il lettore e dare al romanzo quel sapore un po’ artificiale che hanno le pagine scritte più con la sapienza tecnica che col vento dell’ispirazione.