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Nel villaggio oscuro

Nel villaggio oscuro

Una breve prosa per uno stato di sosta, nel quale si attorcigliano percorsi e pensieri. “Il libro di poesia è un percorso coerente da un campo-base, emotivo e di pensiero, a uno di arrivo, cioè, a uno stato di sosta, più alto, ma sempre provvisorio, oltre il quale la vista si è annebbiata…Fino a quando non si sente la necessità di una ripartenza”. Si riparte con la parola e con l’amore per la lingua come scudo e protezione per avvicinare il buio mondo e i propri simili. “Quando esci, parola, di scatto o pensierosa / e vai in compagnia per sciogliere la pena / ti seguo per via ti lascio andare / anche se la scena non è che turbinosa…/ né ti chiedo di rientrare né al mio respiro ti piego / tu sei l’altra nascita a me la gemella dagli occhi chiari”. “Lingua madre / con te sola posso affacciarmi al mondo / e ti sogno e rimpasto ti smanto e ti rivesto / mentre incombe nel campo in maschera il cecchino il conforme allo zero”…

Nel villaggio oscuro del poeta marchigiano Eugenio De Signoribus è un libro composto da parti in prosa e parti in versi, che apre la collana La pantera profumata dell’editore Manni, curata da Antonio Prete. L’autore oscilla tra una riflessione sulla sua poetica attratta dalla necessità di una lingua precisa e chiara e la riflessione civile sulle cose del mondo, senza dimenticare però che la lingua nasce dalla carne concreta del mondo stesso. Può apparire come un estremo rifugio, specie per chi ha attraversato tempi e battaglie difficili. Persuasive le riflessioni di De Signoribus sul carattere resistente della parola del poeta:” Come chiunque altro, chi scrive può assumere drammaticamente tutte le qualità della resistenza civile e morale: ma quella della lingua è la sua precipua, che le contiene tutte. È la condizione del suo nome”. Resistenza quindi all’evento, al dolore, per risalire e svelare quel non detto, o indicibile, pronto a farsi lingua. Sono immagini improvvise quelle che segnano l’apparire della poesia nel caos del mondo. La poesia di De Signoribus è fatta di luci che si accendono e scompaiono, di bagliori che colgono uno scorcio dell’anima e della realtà. Così facendo, attirano l’attenzione sull’insieme, che altrimenti resterebbe nascosto, anche all’evidenza. Troppa luce rende ciechi afferma, infatti si è sempre mosso in una sorta di penombra luminescente che vive e si rigenera nella cura del linguaggio. L’amore per la lingua contiene altri amori, va oltre e forse salva. Nella poesia Una carta e nella prosa Saliranno fioche le tue parole il poeta teme l’abbassamento della lingua poetica che diventa immediatamente consumabile ed esorta a rielaborare una lingua nuova non narcisistica e ad attendere tempi migliori. De Signoribus attraversa consapevolmente il suo tempo, diventa voce contemporanea pur mantenendo lo stile coerente con la propria storia poetica e culturale: la pandemia in Tempi virali, le migrazioni in Tempi interiori, la guerra Tempi bellici. Nella terza parte del volume Congedo, si nota la presenza di una voce antica in cui si possono sentire echi di Montale o Caproni, ma potentemente viva e presente. Nell’ultima parte Antologia ci sono testi legati ad occasioni specifiche e pubblicazioni parziali. Anche qui è sempre evidente la coscienza del disagio dell’individuo, reso fragile dagli eventi e che cerca forza e rifugio nella parola, per non perdere la speranza di fronte all’odio. De Signoribus è uno dei più stimati poeti del panorama odierno e Nel villaggio oscuro intraprende un’operazione di salvaguardia della parola con un linguaggio antiretorico, con versi leggeri, comprensibili da tutti e di grande caratura. Le sue poesie accolgono il visibile con il suo chiuso orizzonte e seppur nel dolore lascia trasparire la dolcezza e una sorta di via di risalita e di speranza. Può essere definito un poeta civile, perché la sua malinconia non è separata dall’indignazione e l’esplorazione del mondo interiore non lo distrae dal compito di denunciare le forme violente del potere. La violenza non cancella la visione della bellezza, anzi è proprio l’orrore che si ripete nella storia dell’umanità a darci il rimedio contro la violenza, che è proprio la bellezza: l’arte, la poesia, il teatro, l’ascolto, la contemplazione, tutto ciò diventa rivoluzionario.