Salta al contenuto principale

Nella tua pelle

Nella tua pelle

Portogruaro, giugno 1923. Giovanna aveva solo tre anni quando era stata accompagnata e lasciata all’Istituto di Portogruaro dal marito di sua madre. Anche lei, come tutti i bambini che si trovavano lì, era una figlia della guerra. Sua madre l’aveva concepita a seguito di una violenza mentre il marito era impegnato al fronte. Quando lui era tornato a casa non ci aveva pensato nemmeno un secondo a campare quella figlia del disonore. Aveva fatto firmare a sua moglie tutti i documenti in cui si impegnava a non cercarla più, e tanti saluti. Giovanna ora ha quasi sette anni e non ha nessun ricordo dei suoi primi tre di vita. Le sembra che il primo si sia creato proprio lì, all’Istituto: aveva sentito una musica bellissima provenire al di là del muretto di cinta. Per scoprire da dove nascesse, giorno dopo giorno e con l’aiuto di un cucchiaio sottratto dalle cucine, aveva scavato un buco al di sotto del muro. Da lì aveva finalmente potuto vedere un oggetto magico: un grammofono. Ed ecco il suo primo ricordo. Quello, e anche la bella strigliata che si era presa da Suor Grazia quado l’aveva finalmente riacciuffata, tutta sporca di terra. Povera Suor Grazia, credeva che Giovannina volesse fuggire! Ma lei non ci aveva proprio mai pensato, sta così bene lì con le suore e con i suoi compagni. Soprattutto con Vittorio, Mariangela e Caterina. Ed è proprio per questo motivo che, quando i signori Maseron di Padova si presentano all’Istituto e le suore le annunciano che dovrà andare via con loro, Giovanna non fa propriamente i salti di gioia. Proprio prima di lasciare per sempre quei luoghi a lei così familiari, Giovanna rivela a Vittorio il suo segreto: proprio sotto a un profumatissimo cespuglio di lavanda ha nascosto un coltello a serramanico. Il suo coltello. È un po’ arrugginito, ma ancora perfettamente funzionante. Giovanna lo regala al suo amico, raccomandandogli di lasciarlo nascosto lì e di utilizzarlo solo in caso di reale necessità…

Chiara Carminati è un volto noto della letteratura per bambini e ragazzi, grazie anche alla naturalezza con cui riesce a comunicare proprio con i più giovani. I suoi romanzi le sono valsi, finora, alcuni prestigiosi premi tra cui due Andersen e uno Strega Ragazzi. Nella tua pelle, però, non è un romanzo per giovani. O meglio, è anche un romanzo per giovani. Tratta di un tema davvero poco noto in Italia e che rappresenta un unicum in tutta Europa: l’Istituto San Filippo Neri di Portogruaro, a cui dal 1918 sono stati affidati centinaia di bambini. Sono i cosiddetti “figli della guerra”, piccoli nati da donne che hanno subìto violenza due volte: la prima quando un soldato, italiano o straniero fa poca differenza, ha abusato di loro; la seconda quando il legittimo marito, tornato dalla guerra, ha deciso di privarle dei loro figli, segni della vergogna e frutti di un affronto inaccettabile. Sono bambini cresciuti grazie all’amore delle suore che si occupano di loro all’interno dell’Istituto e di quelle persone che donano fondi allo stesso per sostenerli, nella speranza, prima o dopo, di venire accolti da qualche famiglia o che le loro madri tornino a reclamarli per riprenderli finalmente nelle proprie case. In questa opera emozionante – ed è un aggettivo riduttivo – l’autrice racconta le storie di Giovanna, Vittorio, Caterina, Mariangela e di tanti altri bambini dopo aver effettuato attente consultazioni dei documenti contenuti nell’Archivio dell’Istituto. Ma se avvicinandosi a questo romanzo si teme di ritrovarsi trasportati nelle atmosfere cupe e fuligginose di dickensiana memoria, non occorre scoraggiarsi. I “figli della guerra” della Carminati sono ragazzini divertenti, sfrontati e forti, che si riscattano dalla loro condizione di orfani-non-orfani grazie all’intelligenza, all’amicizia e all’amore. La loro determinazione illumina tutte le pagine di questo breve ma intenso romanzo che, con un sapiente intreccio, lega le loro vite anche nel momento in cui vengono separati fisicamente, fino a un epilogo che appare tutt’altro che scontato.