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Nelle foreste siberiane

Nelle foreste siberiane

Febbraio 2010, -32° a Irkutsk, Russia. Lo aspettano tre giorni di viaggio per raggiungere la riva occidentale del lago Bajkal, dove si trova la capanna in cui trascorrerà i prossimi sei mesi. Al supermercato ha riempito sei carrelli di pasta e tabasco, ha acquistato diciotto bottiglie di birra, tre al mese. È dal 2003 che sogna quel viaggio, da quando passeggiando lungo le rive del lago ha visto le capanne e scoperto che vi abitano eremiti. Il Bajkal è lungo settecento chilometri, largo ottanta e profondo un chilometro e mezzo, esiste da venticinque milioni di anni e durante l’inverno la superficie gela per lo spessore di un metro e dieci. La Siberia è il luogo dove per decenni degli innocenti sono stati deportati, lui ha scelto quel deserto di ghiaccio volontariamente. La capanna si trova a nord del rifugio Bajkal-Lena, costruita negli anni Ottanta per un geologo in una radura di cedri. Raggiunta la stazione scientifica di Pokojniki incontra Serghej e Nataša, i guardiani della riserva che da oltre vent’anni danno la caccia ai bracconieri, sono i suoi vicini dato che la capanna dista cinquanta chilometri da lì. Ad aspettarlo nella “capanna dei Cedri del Nord” vi sono l’ispettore forestale Voldja T. di cinquant’anni e sua moglie Ludmilla, dopo aver vissuto lì per quindici anni hanno deciso di tornare a Irkutsk, poiché la donna è malata di flebite e necessita di cure. La struttura si trova alla base di un versante di duemila metri, la taiga raggiunge i mille metri poi si interrompe, oltre vi sono solo pietra, ghiaccio e cielo. Il lago è a 450 metri di altitudine e dalle finestre è visibile la riva. Alcuni amici lo hanno accompagnato e lo aiuteranno a predisporre l’abitazione e scaricare tutto il materiale, la lista è lunga: l’ascia, un punteruolo, i pattini da ghiaccio, canne da pesca con lenza e piombi, una teiera, la lampada a olio, kerosene, GPS, pannelli solari ricaricabili, sacchi a pelo, ramponi, scatole di paracetamolo, razzi anti-orso, vodka, libri, una gran quantità di cibo e una lista accuratamente selezionata di libri: Trattato sulla disperazione, La filosofia nel boudoir, A sangue freddo, Foglie d’erba, Il padiglione d’oro...

Un giorno esiteranno ancora luoghi in cui rifugiarsi in cerca di solitudine o il sovrappopolamento del pianeta li farà scomparire? Forse questa di Sylvain Tesson (Parigi 1972) è una paura esagerata. Giornalista e saggista francese, vincitore di numerosi premi letterari tra il 2009 e il 2022, dalle sue opere sono stati tratti documentari e film, come dal memoir Nelle foreste siberiane, adattato in un film d’avventura nel 2016. I viaggi di Tesson hanno avuto inizio con il giro dell’Islanda in bicicletta nel 1991, a cui ha fatto seguito un viaggio esplorativo nel Borneo. A partire dal 2000 ha preso parte a spedizioni archeologiche in Pakistan e Afghanistan. “Gli imprevisti dell’eremita sono i suoi pensieri. Essi soli interrompono il corso delle ore, sempre uguali a se stesse. Per provare sorpresa bisogna fantasticare”, ma in realtà le giornate dell’autore non sono così solitarie, nonostante l’enfasi continua sull’isolamento, nei sei mesi del suo ritiro riceve visite da turisti e vicini e raggiunge le capanne altrui per conviviali bevute. Nel raccontare il periodo trascorso lungo le rive ghiacciate del Bajkal, Tesson descrive le difficoltà climatiche, i pericoli legati a orsi e lupi, il benessere dell’isolamento con toni ridondanti, a cui si aggiungono banalità sullo sviluppo tecnologico e l’uso dei social che minaccia i rapporti umani. Rispetto al costante filosofeggiare sul senso della vita, la descrizione dei paesaggi appare secondaria, una cornice all’eloquio dell’autore, che sfrutta ogni esperienza per dare sfoggio della propria erudizione con citazioni continue di libri (capolavori altrui). Senza tralasciare che racconta di essere ubriaco la maggior parte del tempo. Sfuggire al caos del mondo per ritrovare se stessi e poi passare buona parte del giorno anestetizzato dall’alcol ha senso? Questo Tesson non lo scrive, sta al lettore intuirlo.