Quando la Terra venne colpita da un asteroide che cadde nell’attuale Yucatan sessantasei milioni di anni fa, i dinosauri non solo non avrebbero potuto in nessun modo prevenire l’evento e tantomeno fermarlo, ma dopo lo “schianto” hanno continuato addirittura a vivere serenamente la loro esistenza fino a che una pioggia di fuoco non li ha letteralmente fatti estinguere. Ma loro erano animali. E gli uomini invece, cosa avrebbero fatto? In particolare gli uomini di questa era, dell’era delle tecnologie più avanzate che atteggiamento sono soliti avere quando si prospettano veri e propri disastri climatici? Al giorno d’oggi le sonde, i satelliti artificiali, i telescopi spaziali più sofisticati sono perfettamente in grado di avvertire il genere umano se un minaccioso meteorite si sta avvicinando pericolosamente alla Terra; e così gli uomini possono decidere scientemente se continuare a vivere lo stesso la loro normale esistenza, o costruire rifugi in grado di preservarli almeno per qualche tempo, o cercare di deviare la traiettoria dell’asteroide. A volte, però, come è successo per la recente pandemia di Coronavirus si rimane attoniti e spaesati, almeno in un primo momento, e non importa che la struttura del virus SARS-CoV-2 a grandi linee poteva essere già conosciuta a livello di pericolosità e letalità dato che l’uomo conosceva malattie simili come la SARS, la febbre di Lassa, l’AIDS. Alla fine, ogni catastrofe che colpisce l’uomo ci lascia storditi e attoniti almeno nel primissimo momento, dimostrando che alcune tragedie umane prevedono una mortalità “endemica”. Sostanzialmente gli esseri umani si ritrovano ad affrontare sempre e solo tre categorie di catastrofi: quelle inaspettate, che non si possono prevedere in alcun modo, quelle annunciate, che si possono prevedere ma le cui conseguenze restano sconosciute, quelle evocate, frutto di sentimenti del tutto indimostrabili. Nello specifico quando si parla di catastrofi climatiche l’uomo in sostanza cosa può fare per prevenirle? Attenderle e subirle fatalmente come hanno fatto i dinosauri sulla terra sessantesi milioni di anni fa o agire per contrastarle? E in che modo? Perché ci sono numerose domande che tormentano gli uomini su questa faccenda. Come si presenta davvero il cambiamento climatico? Che aspetto ha? O ancora meglio, il clima esattamente cosa è?

Frank Schätzing, autore da milioni di copie vendute, affronta la stesura di questo libro mentre la pandemia di COVID-19 dilaga e come spiega ampiamente nella sua lunghissima premessa è indeciso fino alla fine se scrivere un thriller o un manuale di sopravvivenza. Alla fine non dà vita né all’una né all’altra cosa, ma confeziona un lavoro letterario probabilmente unico nel suo genere perché fa paura e tiene in tensione chi legge proprio come un thriller e fa riflettere e istruisce anche più di un semplice manuale. I temi trattati in Nelle nostre mani sono conosciuti e soprattutto negli ultimi anni affrontati da scienziati, politici, associazioni ambientaliste e semplici cittadini. Ma un conto è andare a ripulire i boschi o cercare di salvare le balene spiaggiate, dando il proprio tempo e magari anche il proprio denaro per amore verso l’ambiente, un altro è impegnarsi costantemente e ogni giorno della propria vita, volendo anche ogni ora, per provare a salvare perlomeno il salvabile. Ora l’autore, a modo suo, cerca di spiegare il significato di clima, di cambiamenti legati ai danni reali causati dalla gestione fallimentare della Terra da parte degli uomini, ma la parte più interessante del libro non è affatto questa. La parte migliore di Nelle nostre mani sta appunto in questa responsabilizzazione di tutti noi attraverso non solo le immagini dei telegiornali e dei documentari, ma nella possibilità ancora concreta che se solo lo volessimo con tutte le nostre forze il bellissimo pianeta che abitiamo potrebbe essere ancora salvato. Ed è qui che la narrazione di Schätzing diventa romanzo di genere e fa più paura. Perché non lo abbiamo ancora fatto seriamente, perché siamo arrivati a questo, perché cinquanta anni fa nessuno ci ha ricordato che non c’è nessun dannatissimo pianeta B? L’autore che ha dimostrato ampiamente di essere in grado di scrivere e sformare romanzi di grandissimo successo, in questa sua ultima fatica letteraria si supera e scrive nella maniera più semplice e comprensibile possibile perché deve dare una bella “svegliata” a chi legge e può farlo solo affrontando argomenti scientifici e matematici esattamente come lo farebbe l’uomo di strada. La grandezza del libro sta proprio in questo.