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Nelle rovine del futuro

Nelle rovine del futuro

Una sera non qualunque, il 3 ottobre 1951, al Polo Ground di New York i Giants si giocano la finale con i Brooklyn Dodgers: Bobby Thompson batte un fuori campo che dà la vittoria ai Giants, imprime alla palla un colpo talmente forte e talmente preciso che la palla stessa scompare. In tribuna si aggirano quattro persone: Jackie Gleason, Frank Sinatra, Toots Shor e J. Edgar Hoover, vale a dire un irlandese, un italiano, un ebreo e il capo della FBI. Il tiro di Bobby si perde nel blu, ma si tratta solo di una normale coincidenza in una notte di cui Don DeLillo ricorda per filo e per segno ogni emozione. Non capita tutti i giorni di vedere un verso missile lanciato nel cielo, capace di disperdersi senza lasciare traccia, fuori dal campo, forse fuori dallo stesso stadio. Il mattino dopo i giornali si aprono con l’impresa titanica del campione di baseball, ma accompagnano la notizia con un altro fatto, molto più drammatico e sconvolgente, relativo agli esperimenti nucleari dei sovietici. Eppure il ricordo di DeLillo è tutto incentrato su quella palla, su quella sera magica, su quell’evento gioioso e misterioso: i Giants vincono, ma come può una palla da baseball perdersi e far perdere ogni traccia di sé? Probabilmente di questo vive uno scrittore: della fame di storie senza finali scontati, capaci di far nascere e rievocare emozioni che sulla carta vanno oltre ogni tipo di storia reale, raccontano uno stato d’animo senza mai contraddire la vera e più ampia storia su cui si concentrano invece gli occhi del resto degli umani...

Il merito della casa editrice napoletana Marotta&Cafiero è quello di aver presentato ai lettori italiani quattro saggi vari di Don DeLillo, una delle voci narrative americane più note e influenti oggi, finora inediti in Italia ed usciti negli Stati Uniti all’inizio del nuovo millennio. Nelle rovine del futuro, Il potere della storia, Storia di uno scrittore solo in una stanza, L’artista nudo in una gabbia sono quattro perle di riflessione letteraria e culturale che ci permettono di addentrarci meglio nel DeLillo-pensiero e di catturare altre angolature attraverso le quali poter rileggere anche i suoi romanzi più famosi, come Underworld, ispirato proprio dai fatti di quella sera d’ottobre del 1951: caratterizzata da uno stile frammentario e costruito fra giustapposizione di immagini e riflessioni brevi, la raccolta riassume in sé tutto lo spirito dell’autore, la sua cinica e spregiudicata capacità di leggere i fatti che ha vissuto e soprattutto la storia che li ha circondati. Lo scrittore è un animale in gabbia che si nutre della storia che si racconta, che non deve essere per forza reale, ma che contiene elementi di realtà ancora più forti anche se nascosti agli occhi dei più. Lo scrittore si immerge in quella storia, nei suoi particolari ellittici, la sente vibrare, la rende ancora più viva, disinteressandosi se sia vera o meno, perché della storia vera restano solo le sensazioni che lo scrittore ricorda e percepisce, ancora più reali della realtà stessa.