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Nell’intimità

Nell’intimità

È la notte che precede un abbandono. “Cara Susan, non ritornerò”: è questo più o meno il contenuto del biglietto che l’uomo lascerà prima di uscire dalla casa e abbandonare per sempre la moglie e i due figli. Perché scriverle? Perché le parole sono azioni e fanno accadere le cose. Ha deciso che deve essere così, perché non può più vivere questa vita e un rapporto che non ha mai contemplato, dal suo punto di vista, la passione sfrenata. Non sono state la bellezza o l’intelligenza di Susan ad affascinarlo, ma piuttosto un’idea di divertimento e l’abilità quasi casuale di lei nell’affrontare le cose. Tutto poi si è costruito sopra questo, compresi i figli a cui vuole un bene smisurato. Ma nemmeno questo amore infinito sarà sufficiente a dissuaderlo dal preparare la valigia e poi uscire dalla porta per andare ad abitare dal suo amico Victor. Rinuncerà alle comodità di casa sua per un materasso gettato sul pavimento. Poi c’è Nina, come un secondo futuro che lo aspetta. La sola che abbia resistito nei suoi pensieri e tra tutte le avventure che si è concesso. Ammette la sua passione per le donne, ma la verità che lo spinge a uscire per sempre dalla vita di sua moglie e dei suoi figli è che da tempo ha perso il gusto per la vita. Ormai dentro la sua testa non c’è spazio per altre domande se non quella di capire perché in lui sia scomparsa la felicità. Se quello che prova vale per tutti, se è questo il massimo che si può ottenere dalla vita. In ogni caso, domani mattina se ne sarà andato e sulla tavola ci sarà un biglietto a parlare per lui...

Disturbante. Irritante e odioso. Il protagonista di questo breve romanzo riesce nell’intento che si prefigge. Accendere la miccia dell’irritazione e provocare. Il senso di disagio nel seguire i pensieri di un uomo a cui tutti ci auguriamo di non somigliare è costante. La sua scontentezza cosmica non segue più alcuna regola ed è piuttosto un pozzo senza fondo che neanche la tenerezza dei due bambini che giocano con lui riesce a riempire. La povera Susan, che fiuta il pericolo, che gli domanda cosa stia succedendo senza ottenere risposta, fa una pena infinita. Noi tutti sappiamo che l’indomani sera, tornando a casa, magari con le borse della spesa, stanca dopo una lunga giornata di lavoro e con i bambini urlanti, ad aspettarla troverà un biglietto definitivo e le luci spente. Forse è questo che ci provoca disagio. Noi conosciamo il suo futuro e non possiamo fare niente per cambiarlo. Possiamo solo continuare a seguire le giustificazioni e le motivazioni di un uomo a cui diamo costantemente dell’idiota ma che non si fermerà nemmeno davanti alle nostre urla. Ma, diciamocelo: chi non rincorre la felicità? Chi vorrebbe vivere infelice e depresso per il resto della propria vita? “È facile uccidersi senza morire”, dice quest’uomo che noi costantemente giudicheremo. E, infine ma non per ultimo, dobbiamo ammettere che tutti questi sentimenti disturbanti sono il merito di una penna eccellente, che riesce a trasmetterli con una tecnica che sembra semplicissima ma che, proprio per questo, semplice non lo è. Prevedibile è anche il fatto che questo romanzo, scritto nel 1998, sia poi diventato il plot per il film Intimacy di Patrice Chéreau, vincitore dell’Orso d’oro al Festival di Berlino del 2001.